giovedì 29 dicembre 2011

Vin Santo Occhio di Pernice 1997 - Avignonesi. Un’esperienza gusto-olfattiva unica!

Foto del 28/12/11

Ottenuto esclusivamente da uve selezionate di Prugnolo Gentile, (Sangiovese) appassite per circa sei mesi in un unico locale appositamente attrezzato.
Foto di una mia recente visita in azienda.
Dopo la pigiatura e successiva decantazione naurale, il mosto viene immesso direttamente in piccoli caratelli da 50 L. Qui fermenta, sosta ed evolve per ben dieci anni.
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Foto di una mia recente visita in azienda.
Nessun controllo, nessun intervento, nessuna analisi. Il locale d’invecchiamento è un grande sottotetto esposto a luce, caldo d’estate e freddo d’inverno. Ossidazioni, sbalzi termici ed una sapiente attesa, queste sono le caratteristiche principali per l’invecchiamento dell’Occhio di Pernice di Avignonesi.
Foto del 28/12/11
Foto del 28/12/11


Per esaltarne i profumi è consigliabile servirlo (ne basta poco, davvero poco) in un grande bicchiere da Cognac.
Di color mogano antico, ha riflessi nobili e consistenza sciropposa. È una “bomba” di profumi, sensazioni mature, evolute, caramellate, antiche, ma nello stesso tempo dona fresca eleganza e pulizia. Sempre in evoluzione, intensità e consistenza girano a livelli massimi. L’assaggio è il ricordo di una calda e cremosa sensazione di rotondità ed equilibrio tra le parti, mai stucchevole, né pesante. Si ritrovano tutte le sensazioni olfattive stampate in bocca, che deglutendo persuadono e persistono per minuti e minuti ancora.
Un’esperienza gusto-olfattiva quasi unica nel suo genere, certamente cara, ma alla quale un vero appassionato non può sottrarsi.
♥♥♥♥♥
Con il ricordo di questa grande bottiglia auguro un felice DUEMILADODICI  a tutti!




mercoledì 28 dicembre 2011

Josko Gravner - Il ritorno all’anfora.


Alcuni giorni fa a Bologna si è svolta un’interessante degustazione organizzata dall’Onav. In sala il grande Josko Gravner in persona a raccontarsi e a presentare i suoi vini. Evento non da poco avere la sua presenza, essendo egli stesso molto schivo a questo tipo di situazioni.


 (Nella foto: le etichette in degustazione)

Per parlare di lui, la sua filosofia e la sua storia, un solo post non basterebbe. Ecco, comunque, brevemente come lavora.

Dal 2001 (primo in Italia) ha iniziato a usare le anfore per la fermentazione e macerazione dei vini.
In vigna: naturale. Solo rame e zolfo, lotta integrata, letame e sovescio.

Come vinifica: (vini bianchi) - dopo la vendemmia l’uva viene diraspata, pigiata e posta con le proprie vinacce nelle anfore per la fermentazione alcolica e malolattica, con ripetute follature giornaliere. Vi rimane successivamente per circa altri sei mesi. Sì, sei mesi di macerazione sulle bucce. Dopo di che il vino viene svinato e filtrato esclusivamente per decantazione. Segue un affinamento in botte grande, che dall’anata 2007, Josko ha intenzione di far arrivare a sette anni. Avete letto bene, sette anni di botte. L’unico additivo che usa è esclusivamente solforosa, in quantità minima. Al resto, pensa unicamente la natura.

In questo video è lui stesso a spiegarci i metodi di lavorazione che utilizza.


 (Nella foto: al centro Josko Gravner)

A narrare la sua storia ci sono altri 2 vecchi video risalenti al 2001 (grazie Luigi per avermeli fatti notare) presenti anche nel sito dell’azienda.

La prima parte - la seconda parte

Questa invece una sua frase che mi ha colpito:

“La concimazione per la terra è come la droga per l’uomo; prima ti da forza poi ti uccide.”  (Josko Gravner)


(Nella foto: la degustazione)

I vini della serata: Breg 2000 (fermentato in legno), 2002 e 2004 (fermentati in anfora) - Ribolla 2002, 2003 e 2005 (fermentati in anfora)
Come sono i suoi vini? Sicuramente non per bevitori occasionali, sono assaggi che spiazzano. Probabilmente in una degustazione alla cieca verrebbero penalizzati. Altri potrebbero non riuscire ad abbinarli. Un vino che divide, o ti piace, o non lo vuoi nemmeno vedere. A me, sicuramente sono piaciuti.

Non sono bottiglie queste, che possono essere degustate e descritte in modo “tradizionale”, un po’ del loro “essere” andrebbe irrimediabilmente perso. Hanno i colori di alcuni passiti, eppure è vino secco. In perenne evoluzione nel calice, sono tanti i sentori che ho colto col passar del tempo. Hanno un tannino netto, un problema per la scheda AIS, è vino bianco.

Il mio consiglio quindi, è di provarli. Sicuramente è un’esperienza, (non per tutti positiva), ma per un enoappassionato indubbiamente da farsi. Poi magari, mi farete sapere la vostra opinione.

Incuriositi?

Il Pagliaccio - Cesare Cremonini


Sono il guardiano del Paradiso
per me si va soltanto se sei stato buono
Sono il pagliaccio e tu il bambino
nel circo ho tutto e vivo solo di quel che sono
La sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto

Ma infondo io sto bene qua tra le mie facce e la mia falsità
ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono un po’ di libertà
oh no, non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti perché tu sei,
sei con me…

Sono la sfera di un indovino
nei miei disegni è scritto e vedo il tuo futuro
Sono il pagliaccio e tu il bambino
farò pagare caro ad ogni uomo il suo sorriso
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto
e sullo specchio del camerino
mi faccio della stessa droga per cui vivo
la vanità!


Ma infondo io sto bene qua 
tra le reti del mio circo che non va
na infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono un po’ di libertà
oh no, non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti perché tu sei,
sei come me…

Per me si può definire un poeta Cesare Cremonini. Ogni sua canzone, ogni suo testo sono delle piccole opere d’arte.

martedì 27 dicembre 2011

Le Cupole 2006 - Tenuta di Trinoro. Non chiamatelo “il solito internazionale”



  • Produttore: Tenuta di Trinoro
  • Vino: Le Cupole
  • Denominazione: Rosso Toscana Igt
  • Vitigno: Cabernet Franc 47% - Cabernet Sauvignon 30% - Merlot 13.5% - Petit Verdot 9.5%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico: 14,5% vol.
  • Prezzo:  >23 €

Non è la prima volta che assaggio questo vino, anzi è bottiglia “amica” ormai da anni. Qui, forse, il territorio prevale sulla varietà dell’uva donando al vino eleganza, struttura e bevibilità di prim’ordine. Siamo in Val d’Orcia, in provincia di Siena, più precisamente a Sarteano, nella parte più a sud della Toscana. Qui di viticoltori, di vitigni, di aziende che producono vino se ne vedono ben poche, anzi, a parte la Tenuta di Trinoro (famosa per l’inaccessibile Trinoro di Trinoro, fratello maggiore delle Cupole) non v’è altro. L’ottimo post di Franco Ziliani su Vino al Vino che vi è andato in visita, descrive al meglio la storia, il territorio e la lungimiranza del barone Andrea Franchetti, proprietario della tenuta.

Questa bottiglia in particolare era da più di due anni che aspettava nella mia cantina questo momento.

Il colore ormai granato e la sua intensità non troppo impenetrabile, che arriva alla trasparenza in unghia, già lo caratterizzano. Si muove compatto e vivo nel calice.

Al naso è intenso. Gioca su note del sottobosco, speziate, di china, cuoio, note affumicate e balsamiche. Un piacere portarlo al naso. Successivamente evolve a sentori di frutta rossa, vegetali, caffè e tabacco dolce. Bicchiere complesso, si sente il varietale, per carità non voglio certamente raccontare il contrario, tuttavia risulta mai scontato, mai legnoso, mai banale. Elegante! Questo si può dire di questo naso.

Il sorso è sapido con tannino in perfetta armonia. Le parti morbide, glicerina in primis, contrappongono e lo rendono rotondo ed avvolgente. Beva che richiama in pieno tutto ciò che sentivamo al naso, di ottima bevibilità, ha struttura tutt’altro che invadente. Chiude lungo, lasciando al palato una nota balsamica, di frutta matura e sapida.

Interessante bottiglia, che si distacca dai suoi “simili” per la buona bevibilità, per il legno ed il frutto mai scontati, la quale può vantare ancora parecchi anni di invecchiamento.

Non chiamatelo dunque “Il solito internazionale”.

♥♥♥♥

venerdì 23 dicembre 2011

Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2006 - Sandrone Luciano

Nebbiolo d’Alba Valmaggiore 2006 - Sandrone Luciano
Un nebbiolo modernista, tecnico, che tuttavia ha stoffa e struttura invidiabili. Meriterebbe ulteriore approfondimento, più spazio, alcune note gustative. Semplicemente provatelo.
Qui ho parlato del suo fratello maggiore, il Barolo le Vigne 2001
(Taken with instagram)

Un nebbiolo modernista, tecnico, che tuttavia ha stoffa e struttura invidiabili. Meriterebbe ulteriore approfondimento, più spazio, alcune note gustative. Semplicemente provatelo.

Qui ho parlato del suo fratello maggiore, il Barolo le Vigne 2001

(Taken with instagram)

mercoledì 14 dicembre 2011

Barbaresco Riserva Montestefano 2004 - Produttori del Barbaresco



  • Produttore: Produttori del Barbaresco
  • Vino: Barbaresco Riserva Montestefano
  • Denominazione: Barbaresco DOCG
  • Vitigno: Nebbiolo 100%
  • Annata: 2004
  • Tit. Alcolemico: 14% vol.
  • Prezzo: > 25 €
  • Url: produttoridelbarbaresco.com
La cantina dei Produttori del Barbaresco è una delle più antiche cantine sociali esistenti. Ad essa, ed al primo fondatore Domizio Cavazza, va ufficialmente il merito del nome “Barbaresco” in etichetta al Nebbiolo coltivato nell’omonima cittadina. Dando così territorialità e lustro sia a questo piccolo borgo che al vitigno, che qui ben si distingue dallo stesso coltivato nella vicina Barolo. Questa cantina vanta inoltre ben nove tra i grandi vigneti o “Cru” del comune, ovvero: Asili, Moccagatta, Montefico, Montestefano, Ovello, Pajè, Pora, Rabajà e Rio Sordo. Il Montestefano in particolare, come si trova scritto nell’Atlante delle Vigne di Langa (Slow Food editore), è uno tra i primi “Cru” ad essere stato vinificato in purezza, il cui nome venne poi riportato in etichetta. È considerato non a torto “il più Barolo tra i Barbareschi” poiché genera vini più strutturati, persistenti e longevi.

Questa riserva 2004 ne è un grande esempio, perfettamente granato, di giusta trasparenza, limpido e dall’unghia mattone. Ruotando il calice si muove con armonica compattezza.

Inconfondibile al naso, china, balsamicità ed una chiara nota mentolata lo caratterizzano. Frutta rossa matura, prugna, cuoio, liquirizia e fini note eteree gli rendono nobiltà, intensità ed eleganza. Profumi di razza, che invitano e rassicurano.

L’assaggio risulta in equilibrio, anche se tannino ed acidità ne sono ancora la colonna portante e ne garantiscono grande longevità. Ha struttura ed eleganza di alto livello. Intenso, colpisce per la fresca bevibilità. In bocca ha piena corrispondenza con il naso, chiude lungo, lasciando piacevoli e freschi sentori di china e menta. Fantastica espressione sia dell’annata, (buona, ma non tra le migliori) che del territorio. Questo “Cru” Montestefano è vivo, fresco e longevo. Da bere e ribere. Ad averne!

In abbinamento ad un secondo piatto come il fagiano alla cacciatora si sposa meravigliosamente, provatelo.
Unico accorgimento è quello di aprirlo almeno 2/3 ore prima. Nel mio caso, inizialmente era chiuso e spigoloso. D’altra parte sono bottiglie che richiedono la giusta attesa, no?
♥♥♥♥+

venerdì 2 dicembre 2011

A cena con Sanfereolo - Piccole grandi emozioni!



Questo solo per dire che ieri sera in pieno centro di Bologna si è tenuta una piacevole ed “intima” verticale di Sanfereolo.  Una mia visita in azienda la racconto qui. Il suo Dolcetto è uno “spettacolo”, non ci sono classifiche, tutte le annate hanno da raccontare una loro storia. La storia del territorio, di quel millesimo e della filosofia della produttrice. Ogni bottiglia ha un suo piccolo mondo dove ad occhi chiusi ci si può immerge sicuri. Piccoli mondi uniti però da un filo conduttore comune, il “suo” Dolcetto di Dogliani.

Ma non è solo questo, ancor più impagabile è trascorrere una serata in compagnia di Nicoletta. Sentirla raccontarsi e raccontare il suo Dolcetto, cogliere le emozioni che prova e le sfide superate.
Forse mi ripeterò, ma queste serate, queste persone sono la linfa vitale di questa mia piccola passione per il vino, ed ogni volta mi regalano EMOZIONI PURE.

Dimenticavo, a fine serata è stato servito anche il Langhe bianco Coste di Riavolo (Riesling e Gewurztraminer). C’è chi ha fatto l’ola. Provatelo, vi stupirà.

giovedì 1 dicembre 2011

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1997 - Poderi Sanguineto




Ormai è di nostra consuetudine, nelle serate giuste, avere sul tavolo alcune bottiglie coperte. È interessante e didattico ragionare, cercar di arrivare al vitigno, all’annata o alla regione, ma soprattutto farsi EMOZIONARE da quella bottiglia senza aver d’innanzi l’etichetta a darti condizioni.

L’annata la sapevamo, 1997. Apriamo la bottiglia e la versiamo direttamente nel calice. Inizialmente una certa balsamicità ed alcuni richiami ci portavano a pensare al Nebbiolo. Poi cambia leggermente e qualcuno dice: “Se non è Nebbiolo è suo cugino, il Sangiovese”. Un continuo vortice di ricordi di uno e dell’altro vitigno (impressionante quanto si possano assomigliare queste due grandi realtà andando in vecchiaia). Elegante, di grande bevibilità e nello stesso tempo ancora e più che mai vivo. Finalmente si apre e si fa riconoscere, qui c’è Sangiovese, ops, Prugnolo gentile. Qui c’è la Toscana che mi piace.

Inutile andare oltre, scopriamo la bottiglia e sbalorditi esultiamo: È il Nobile Riserva 1997 di Poderi Sanguineto! Un vino fantastico, magari non della struttura del Barolo o di un grande Brunello, ma un vino altrettanto importante, elegante, territoriale, beva e profumi nobili, insomma una bottiglia che mi ha dato le EMOZIONI che da tempo stavo ricercano.

Ricordo ancora nel finale un sentore netto di bastone di liquirizia. Ricordo le parole di Dora che all’ultima visita ci disse che il suo Montepulciano regala il meglio quando si sente proprio questo sentore. Semplicemente grazie Dora.

venerdì 25 novembre 2011

Si sale in Paradiso assaggiando l’Enfer 2010 [Bio] - Coopérativ de l’Enfer


  • Produttore: Coopérativ de l’Enfer
  • Vino: Enfer
  • Denominazione: Valle d’Aosta Enfer d’Arvier DOC
  • Vitigno: Petit Rouge 95% - Fumin 5%
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolemico: 14% vol.
  • Prezzo: < 15 €
  • Url: www.aostavini.it
 “Narra la leggenda che a due viandanti che, passando per Arvier, chiedevano di incontrare il parroco, la domestica rispondesse “il soufre à l’enfer”. Intendeva dire “è all’inferno che soffre” oppure “è all’inferno che dà lo zolfo?” In realtà si riferiva alle vigne dell’Enfer, così chiamate perché situate in un magnifico anfiteatro naturale a piena esposizione a sud, con un microclima caldissimo, sebbene poste a 800 m s.l.m. in Valle d’Aosta. Il vitigno coltivato è prevalentemente la varietà autoctona Petit Rouge”.                                                                           [Dalla loro brochure]


Ho assaggiato per la prima volta questa bottiglia in un ristorante sulle colline modenesi, Il Cantacucco. Se capitate da quelle parti andateci, perché ambiente e sapori sono un tuffo nel modenese d’una volta. Il perché della scelta di questa etichetta proprio ora non me la spiego. ma fu ottima scelta, visto che il vino mi colpì parecchio. Così, grazie ad un amico che ha villeggiato in Vallée, mi sono ritrovato a casa una “manciata” di queste “chicche”.

Bottiglia dall’etichetta verde che va a reclamare la naturalità del prodotto e dal tappo in vetro. Questo Enfer è di color rubino impenetrabile, violaceo in unghia e di buona consistenza.

Portandolo al naso è quasi pungente, sentori freschi, rossi del bosco. Muschio, foglie e violetta. Riversandolo troviamo ancora spezie, balsamicità, giovani rose, ed ancora tanta bella frutta acidula. Che bei profumi, mi intriga!

In bocca entra leggero, il tannino non è troppo slegato come mi aspettavo, c’è! Sensazioni floreali, mi ricordano l’acqua di rose, ed un ritorno di frutta. Non lo trovo spigoloso come pensavo, di giusta morbidezza, di giusto corpo. Potendo sentire meno l’alcol sarebbe ancora meglio. Chiude balsamico, sapido e speziato. Lasciando una lunga sensazione di freschezza.

Un assaggio interessante, non certo il vino della vita, ma può far gioire e regalare piccole emozioni. In più, per gli amanti del naturale, questa etichetta viene prodotta da vigneti a conduzione biologica. Ora il dubbio è questo: quanto tempo impiega questo Enfer a dare il suo meglio? Quanto ad andare in fase di declino? Altre bottiglie le ho. Staremo a vedere.
♥♥♥

venerdì 18 novembre 2011

Vermentino Costa Marina 2010 - Ottaviano Lambruschi

Vermentino Costa Marina 2010

  • Produttore: Ottaviano Lambruschi
  • Vino: Costa Marina
  • Denominazione: Colli di Luni DOC
  • Vitigno: Vermentino 100%
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolemico 13% vol.
  • Prezzo: < 15 €
Piccolo comune in provincia di La Spezia, Castelnuovo Magra si trova ad una manciata di chilometri dal mare, se fai due passi verso sud ti trovi in Toscana. Siamo in piena DOC Colli di Luni, dove le due regioni (Liguria e Toscana) si mischiano e danno vita ad una delle cosiddette “DOC interregionali”. Qui negli anni 70 Ottaviano Lambruschi impianta le prime viti di Vermentino, in località Costa Marina dalla quale proviene proprio questa bottiglia.
Dentro il calice è di color paglierino, che sfuma leggermente su toni più acerbi. Appare timido, tuttavia giocoso nel riflettere. Invece poi!
Al naso sono immediate le sensazioni della pesca, dolcemente agrumato, a cui vengono affiancati tocchi floreali. Il suo nerbo è la mineralità. Si allarga poi a più importanti sentori speziati, di fieno e di muschio, che, con il passar del tempo ricordano l’erborinatura di alcuni formaggi e la polvere da sparo. Profumi netti, eleganti, che richiamano.
L’assaggio è su due fronti, grande sapidità in primis e morbidezza, così da renderlo in equilibrio. Elegante. Gli agrumi e le spezie sono piacevolmente ritrovate. Un sorso importante, acuto e deciso. Chiude lungo, lasciando la bocca piacevolmente fresca da frutto citrino.
È quando degusto vini di questa stoffa, che mi colpiscono, che mi lasciano qualcosa, qui sento che devo approfondire e toccare con mano, ma soprattutto mi spingono a dover conoscere personalmente queste piccole realtà.
♥♥♥♡

venerdì 11 novembre 2011

Sangiovese di Romagna Riserva 2007 Vigna del Generale - Fattoria Casetto dei Mandorli


  • Produttore: Fattoria Casetto Dei Mandorli
  • Vino: Predappio di Predappio - Vigna del Generale
  • Denominazione: Sangiovese di Romagna Riserva
  • Vitigno: Sangiovese
  • Annata: 2007
  • Tit. Alcolemico: 14,5% vol.
  • Prezzo: > 20 €
  • Url: www.vini-nicolucci.it
L’Az. Ag. Fattoria Casetto dei Mandorli nasce alla fine dell’800 e si trova nel piccolo borgo medievale di Predappio alta. Tra le colline tipicamente storiche e da sempre vocate alla coltivazione del Sangiovese in Romagna. Piccola realtà a conduzione familiare, ora viene guidata dal papà Giuseppe e dal figlio Alessandro Nicolucci.L'INSEGNA DELLA CANTINA
Ad accoglierci in cantina troviamo proprio Giuseppe Nicolucci, persona cordiale che con gentilezza e passione ci ha intrattenuto parlandoci ampiamente del suo Sangiovese, della sua vita, dei suoi viaggi e delle sue esperienze. Poi da vero romagnolo purosangue, anche delle sue giovani avventure!
Ora, dopo circa un anno dalla visita e dagli assaggi in cantina, vado a “ritastare” il suoSangiovese di Romagna riserva 2007 “Vigna del Generale”,ottenuto da Sangiovese in purezza, affinato 2 anni in botti da 30hl e successivi 3 mesi in barrique.
Didascalico. Rosso rubino netto, impenetrabile, di massa compatta, che va leggermente a stemperarsi in unghia.
Al naso è un’esplosione di frutta in confettura, affiancata dai profumi del sottobosco, vegetale e speziato, risulta mai pesante né marmellatoso. Vino che evolve e regale sensazioni eteree di cioccolato e china, seguite da un sentore netto di violetta, che ritroveremo nitido in bocca. Lasciarlo nel bicchiere è semplicemente un piacere.
L’assaggio è caldo e deciso, con tannino vibrante e dall’ottima spalla acida. Questa severità viene mitigata dal frutto che gli dona equilibrio, di grande corrispondenza olfattiva. Chiude lungo, balsamico e mentolato.
Mi aspetto grande evoluzione da questa bottiglia, Sangiovese di Romagna da podio perché è elegante, perché ha pulizia, per il suo bagaglio olfattivo, perché il legno non prevale, perché non ha alcool e tannini disarmonici. Insomma se volete innamorarvi del Sangiovese romagnolo questa è l’etichetta giusta.
♥♥♥♥♡

mercoledì 2 novembre 2011

Il Perda Rubia - Un “vero” Cannonau di Sardegna



  • Produttore: Azienda Agraria Perdarubia
  • Vino: Perda Rubia (rosso classico)
  • Denominazione: Cannonau di Sardegna DOC
  • Vitigno: Cannonau 100%
  • Annata: 2005
  • Tit. Alcolemico 14,5% vol.
  • Prezzo: < 15 €
  • Url: www.perdarubia.it
 Ne lessi qualcosa sull’intramontabile “Vino al Vino” di Mario Soldati, poi ancora su “Il Vino degli altri” di Andrea Scanzi. Mosso dalla curiosità che sempre in questi casi mi coglie, mi avventuro nel loro sito web e, grazie all’e-commerce ed alcune successive mail (grande gentilezza, cordialità, chiarezza e velocità), in poco tempo mi ritrovo a casa un bel pacco con al suo interno il Perda Rubia.

“Si dice che il Perda Rubia sia l’ultimo dei Canonau” . Questo si legge entrando nel sito dell’azienda, che nasce nel 1949 e si trova nella regione dell’Ogliastra, tra i comuni di Cardedu, Talana e Baunei. Il nome “Perda Rubia”  deriva dalla dialettica locale perda arrubia ovvero pierta rossa, in onore del particolare suolo granitico che si trova in quei terreni. Primi a vinificare il Cannonau in purezza, (per loro si scrive “Canonau” senza una “n”) capendone anzitempo il vigore e le potenzialità, hanno dato vita ad un vino che è ottenuto da vitigni a piede franco e, sia in vigna che in cantina, seguono i criteri dell’agricoltura biologica, senza nessun tipo di intervento da parte della chimica.


Di ulteriore curiosità è l’immagine in etichetta raffigurante un tessuto anticamente usato in Sardegna per adornare i letti. Queste trame in particolare, da sempre impiegate dalla famiglia, sono così divenute marchio e riconoscimento del vino/vitigno stesso. Ma veniamo ora al vino.


Nel calice ritrovo un bel rubino dall’ottima trasparenza e dai nobili riflessi. Non è vino limpido, (non subisce alcuna filtrazione, se non naturale) quindi negli ultimi calici vi si trovano molti residui.
Ottimo il ventaglio olfattivo. Suadenti e particolari i sentori di frutta rossa in confettura, frutta secca e spezie, che si dividono poi con sentori mentolati, laccati, a tratti eterei. Un naso invitante, intenso e di bella pulizia.
Al palato è di ottima corrispondenza olfattiva. Polposo, ma mai pesante, l’alcolicità seppur elevata non è per niente avvertita. La sapidità ed il tannino ben presenti, sono quelli del purosangue. Elegante e di bella pulizia anche al naso. Chiude lungo con il ritorno fruttato ed una mento-balsamicità di classe.
Un’ottima sorpresa, in grado di regalare delle belle emozioni. Condivido con loro il fatto che si stacca nettamente dal classico Cannonau fin’ora mai sentito.

“L’ultimo dei primi, l’unico vero, addita ancora solitario una via che dalla Storia deriva la certezza”  (cit.)

♥♥♥♥♡

martedì 18 ottobre 2011

Vecchie Terre di Montefili ANFITEATRO 1997 - L’eleganza del Sangiovese


  • Produttore: Vecchie Terre di Montefili
  • Vino: Anfiteatro
  • Denominazione: Colline della Toscana igt
  • Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 1997
  • Tit. Alcolemico 13,5% vol.
  • Prezzo: > 55 €
 Alcune tra le migliori serate “divino” le ho trascorse fin ora in Toscana. In compagnia di un gruppo di amici, ma soprattutto e sempre in presenza del grande Michele, persona che con immensa passione mi ha trasmesso ed insegnato molto sulla cultura del vino e grazie al quale ho scoperto e vissuto momenti davvero unici. Grazie Battì!

Così, all’ultimo incontro Michele appoggia all’insaputa di tutti una bottiglia coperta sul tavolo. Nostra consuetudine quest’ultima. Ci divertiamo, siamo ragazzi!

Quindi, nel calice mi ritrovo uno splendido vino dal colore granato, non troppo carico, luminoso e dalla setosa stoffa. Incuriositi, immediatamente tutti lo portiamo al naso. Dopo alcuni minuti di silenzio generale e certi sguardi attoniti esclamo soddisfatto: “questo è un Sangiovese!”

Scopriamo la bottiglia e leggiamo: ANFITEATRO 1997

E che Sangiovese. Di quelli veri, elegante, di grande intensità. Esprime al meglio la nobiltà di questo vitigno toscano. Un bagaglio olfattivo importante. Sanguigno, floreale, frutta matura, spezie e tabacco. “Tanta roba” come si dice da quelle parti. Di grande pulizia, sia al naso che successivamente all’assaggio.

In bocca è austero, proprio ora nel pieno del suo equilibrio. Un sorso ancora fresco, con tannino ben inserito, elegante, mai pesante, dal finale lungo. Un Sangiovese purosangue che ha bisogno forse di essere aspettato, ma che dopo quattordici anni ha regalato emozioni pure.

Ora resta solamente la curiosità di assaggiarlo “giovane”.

Stay tuned.

♥♥♥♥

lunedì 19 settembre 2011

Due giorni tra Barbaresco e Dogliani

Il pretesto era ritirare alcuni cartoni di vino. Siamo a metà Luglio, troppo caldo (almeno in quei giorni) per lasciare le mie amate bottiglie nei furgoni accaldati di sprovveduti corrieri (non me ne vogliano). Poi ripeto, la scusa per non andare al mare con questo caldo, ma bensì in Langa, dovevo pur trovarla. Così con un paio di telefonate prenoto. Ad alloggiare andiamo da Cascina delle Rose a Barbaresco.


Oltre ad essere un’ottima azienda vitivinicola (il vino l’ho ordinato proprio da loro), i proprietari gestiscono da oltre 12 anni anche un grazioso agriturismo. L’ambiente è familiare, la sensazione è quella di sentirsi a casa, tranquillità e relax sono garantiti. Giovanna, Italo ed i figli Davide e Riccardo sono persone cordiali e di una gentilezza davvero unica, pronti in ogni momento a coccolarti. I loro vini sono tutti di grande livello, partendo dal Dolcetto d’Alba “A Elizabeth”, passando alle due Barbera d’Alba ”Rio Sordo” “Donna Elena”, si arriva al ”Langhe Nebbiolo” che prepara il palato ai due Barbaresco: il ”Rio Sordo” ed il “Tre Stelle”. Fantastici, eleganti, regalano emozioni. Tutti quanti i loro prodotti in ogni caso si caratterizzano per la loro estrema pulizia e finezza. Provare per credere.

La mattinata è giovane, lasciamo le valigie e ci spostiamo nella vicina Neive, che oltre ad essere uno dei villaggi in cui vi risiedono alcuni dei nomi più importanti del Barbaresco, rientra anche tra I Borghi Più belli d’Italia



Passeggiando e scattando alcune foto da veri turisti, arriva mezzogiorno. Dove andare a pranzare? In effetti ci avevano consigliato un posto! A Treiso. La Ciau del Tornavento. Pochi chilometri e arriviamo, l’ambiente è moderno e accogliente. Dalla terrazza esterna si gode di un’ottima vista sulle vigne e, se la giornata lo permette, anche sulle alpi. Il servizio è curato nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso. I piatti sono prettamente del territorio e quindi di tradizione, ma strizzano un occhio all’innovazione. La carta dei vini è commovente, non finisce mai. A fine pasto non potete non chiedere se è possibile visitare la cantina, è mozzafiato, vanta più di 5.000 etichette.



In effetti ci avevano consigliato proprio bene! Ristorante stellato di grande livello. Avere la possibilità di cenare in questi ambienti non è solo un’occasione per apprezzare le pietanze ed il servizio, ma si tratta di vere e proprie esperienze culturali.

Nel tardo pomeriggio ci siamo dunque diretti a Dogliani, dove andiamo a trovare una grande donna del vino, Nicoletta Bocca. Siamo a Sanfereolo.



Dopo una chiacchierata di presentazione ed un breve giro in vigna, ci spostiamo in cantina, bellissima la sua particolare forma. Nicoletta ci fa assaggiare campioni da botte, che a mio avviso è una pratica sempre molto istruttiva e ci fa visitare i vari locali. Così ci spostiamo in casa, luogo dall’atmosfera “magica” che ci fa sentire a nostro agio. Qui degustiamo e, fra tutti, che buoni il Langhe bianco “Coste di Riavolo” 2005, dove il riesling con la sua acidità si fa sentire, ed Il Langhe Nebbiolo “Il Provinciale”, ottima espressione del nebbiolo in terra di dolcetto. Per finire ecco versato nel calice il Dolcetto di Dogliani Superiore “Sanfereolo” ; che splendido vino, elegante, complesso e dalla grande longevità. Ogni annata ha il suo perchè.

E si dialoga, toccando mille argomenti, alcuni anche molto profondi. Si passa dal discutere di vino, vinificazioni e scelte etiche passando al parlare di snowboard, per finire con la filosofia e gli astri. Fatto sta che salutiamo Nicoletta che è tarda notte.

Una fantastica giornata quella trascorsa a Sanfereolo, una vera e propria esperienza anche questa. Grazie Nicoletta, qualcosa in più, e non solo di vino, l’ho imparata.

La domenica salutiamo Barbaresco, Giovanna e Italo di Cascina delle Rose e ci dirigiamo nuovamente a Dogliani per un pranzo in compagnia di una coppia di amici (Sandra di Un Tocco di Zenzero e compagno).



Il ristorante Fior di Sale si trova poco fuori Dogliani, sulla strada che porta a Farigliano, immerso tra le dolci colline coltivate a vigna. L’ambiente è moderno, molto curato sia all’interno che fuori. La cucina è tipica, rivisitata in chiave moderna, con grande cura sull’aspetto e la composizione dei piatti e con una discreta cata dei vini. Un ristorante che vale proprio la pena di provare se siete da quelle parti. Non deluderà.

Il pomeriggio viene tardo ed è ora di salutare a malincuore i nostri amici e mettersi in viaggio verso casa, con il sorriso e con il pensiero che presto ritorneremo.

Che belli questi due giorni tra Barbaresco e Dogliani.

martedì 6 settembre 2011

Pinot Nero Riserva 2008 Burgum Novum - Castelfeber


  • Produttore: Castelfeder
  • Vino: Pinot Nero Riserva “Burgum Novum”
  • Denominazione: Alto Adige Pinot Nero DOC
  • Vitigno: Pinot Nero 100%
  • Annata: 2008
  • Tit. Alcolemico 14% vol
  • Prezzo: 22/25 €
  • Url: www.castelfeder.it
Me ne avevano parlato eccome: Devi provarlo! - Vedrai che ti piacerà! - Le tue convizioni sul pinot nero dell’Alto Adige cadranno! Dunque quale migliore occasione di trovarlo e provarlo se non andando in vacanza in Alto Adige? Più precisamente sono stato in Val Gardena, una delle mete da me predilette per le scorribande invernali di snowbord, che tuttavia, anche nel periodo estivo ho trovato molto divertente. Recandomi nella mia enoteca di fiducia, da Rabanser, (se passate da Ortisei fateci un salto, ottima scelta di vini regionali a prezzi convenienti) ne prendo una bottiglia e, la sera, accompagnata da un’ottima cena, la stappiamo.

Guardandolo versato nel calice sembra veramente di avere davanti un rubino chiaro dagli splendidi riflessi e dal giusto peso.

Al naso la frutta a bacca rossa/nera del bosco la si ritrova in tutte le sue sfumature. Balsamico e speziato. In breve tempo questi sentori lasciano il posto ad un particolare sentore “animale”, di stalla, di pelo, di cuoio. Che spettacolo. Chissà in evoluzione cosa regalerà! Chiudendo gli occhi, in questo pinot nero si ritrovano tutti quei profumi che si avvertono camminando in un sentiero di montangna, tra pascoli, ruscellli e boschi. Qui c’è Alto Adige!

In bocca riprende pienamente tutto ciò che ho trovato al naso. Il sorso è vellutato, minerale e di buona freschezza, con il tannino perfettamente inserito. Un bicchiere che si può tranquillamente godere appieno anche ora.

Avevano ragione. Dopo questo assaggio le mie convinzioni sul pinot nero dell’Alto Adige sono in effetti cambiate.

♥♥♥♥♡

Dopo l’assaggio (mi ha letteralmente conquistato) e visto che mi trovavo “in zona” ho chiamato e fissato un appuntamento in cantina. Ad accoglierci c’era la figlia Ines, giovane e cordialissima ragazza che, dopo le dovute presentazioni e un veloce passaggio tra i vari locali di vinificazione ed invecchiamento (l’azienda lavora con metodi tradizionali), finalmente ci porta nella sala degustazione.
Producono circa una trentina di bottiglie suddivise in 4 diverse linee; Classic, Villa Karneid, Mont Mès e Burgum Novum. Noi ci facciamo guidare e ci fermiamo a 14 assaggi. Senza entrare troppo in merito, sono rimasto piacevolmente colpito dall’alta qualità generale dei loro vini e per la longevità di quelli di punta. Cosa mi ha lasciato incredulo? Quanto mi sia piaciuto il loro Cabernet Riserva Burgum Novum 2005.



Queste le bottiglie che mi sono portato a casa!

lunedì 4 luglio 2011

mercoledì 29 giugno 2011

La Storia del "Passatellone"



Il pranzo della domenica in famiglia è una tradizione che ricordo sin da quando ero bambino. Tutti vestiti a festa si aspettava davanti a casa gli ultimi che uscivano dalla Messa. Il ritrovo ai tempi era dalla nonna materna, grande esperta nel “tirare la sfoglia” e nella cucina tradizionale bolognese in generale. Ricordo che, entrando in casa, si veniva avvolti dagli odori che uscivano dalla sua piccola cucina e che tutti ci precipitavamo a vedere cosa “bolliva in pentola”. Poi, finalmente, tutti a tavola! Questa era, ed è tuttora, la nostra festa della domenica.

Oggi il ritrovo è a casa di mia madre, la nonna è sempre lì ad attenderci e noi sempre pronti a farle festa, magari ora non ha più le redini della carrozza, ma è seduta proprio accanto a chi le tiene. Uno dei primi piatti preferiti da tutti (da me in particolare) sono appunto i passatellli in brodo e l’addetto a schiacciarli (rigorosamente al momento, sulla pentola con il brodo in ebollizione) sono sempre stato io.

Finito di spremere tutto l’impasto, ne resta sempre una piccola quantità dentro il “ferro” (o schiacciapatate) e, per non buttarlo via, da sempre è nostra tradizione creare a mano il cosiddetto “Passatellone”.

Questa è la tradizione del Passatellone, tutti se lo litigano e solo il più fortunato lo trova nel piatto!
L’ultima volta è capitato proprio a me…

sabato 11 giugno 2011

Ravenna Rosso IGT Burson di Burson etichetta nera 2006 - Longanesi Daniele


  • Produttore: A. Agr. Daniele Longanesi
  • Vino: Burson di Burson - Etichetta nera
  • Denominazione: Ravenna rosso IGT
  • Vitigno: Uva Longanesi 100%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico 15% vol
  • Prezzo: 14/18 €

Altro post scritto per l'amico Enofaber, altra occasione per poter condividere un vitigno, un vino tutto da scoprire e da promuovere. Se volete leggerlo nella sua completezza questo è il link al blog www.enofaber.com

Era già da un po' di tempo che avevo promesso questa degustazione all'amico Enofaber per la sua rubrica sulla "Condivisione", che trovo molto interessante e stimolante, alla quale, con grande onore, porto il mio piccolo contributo parlando di alcuni prodotti della mia regione, l'Emilia Romagna.

"Chi ha detto che in pianura non si producono vini di qualità?". È proprio così che si legge entrando nel sito di Daniele Longanesi e dopo questo assaggio condivido questa frase pienamente.

L'uva Longanesi è così chiamata in onore di Antonio Longanesi, il quale nei primi anni '20 acquistò l'attuale proprietà in località Boncellino, piccolo paese alle porte di Bagnacavallo in provincia di Ravenna. Si narra che qui, ai margini del bosco, abbracciata ad una quercia trovò una vecchia e robusta vite che sembrava non appartenere a nessun vitigno localmente coltivato. Dopo alcune vinificazioni solo ad uso familiare, fu nei primi anni '50 che fu deciso di piantare il primo vigneto di uva Longanesi. Facendo poi analizzare il vitigno presso l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, si ebbe la conferma che esso non apparteneva a nessuna varietà già esistente e così dopo alcuni tentativi, finalmente nel 1999 venne iscritto all'albo dei vigneti col numero 357 come Uva Longanesi, come viene riportato anche qui e qui. Il termine "Burson" invece proviene dall'antico soprannome con cui veniva chiamata appunto la famiglia Longanesi.

Il Burson solitamente viene prodotto in due versioni così nominate: Etichetta blu, versione che contraddistingue generalmente un vino più semplice, ma non per questo meno buono, ed etichetta nera, solitamente più importante e strutturata come appunto in questo caso. Ma veniamo alla mia degustazione.

Il vino scende nel calice in modo vivo e limpido, il colore è un impenetrabile rosso rubino scuro, quasi nero dall'unghia tendente al viola. Grande concentrazione e consistenza.

Al naso è una esplosione di frutta sotto spirito, marasca, ciliegie o forse dolcissimi duroni, more e frutta del bosco che piacevolmente mi conquistano. "Amaroneggiante", balsamico con spezie tostate, note di tabacco, vaniglia e cioccolato. Ancora sentori vegetali ed una leggera nota eterea, come da smalto. Vino di sicura intensità e finezza. Il rovere di maturazione è presente al naso, ma non fastidioso o sovrastante, anzi è ben inserito nella polpa. Tengo a dirlo non essendo un amante del legno piccolo, che tuttavia come in questo caso, se ben usato regala prodotti di ottimo livello.

Il sorso è deciso e caldo, in bocca troviamo tutto quello che sentivamo al naso, i suoi 15 gradi non si avvertono eccessivamente, ben supportati da una spalla acida, fresca e dalla giusta morbidezza donatagli dall'appassimento. Paga purtroppo un piccolo scotto di gioventù, dovuto ad un tannino ancora giovane e scalpitante, che tuttavia potendolo abbinare ad un piatto di grande untuosità sicuramente verrebbe attenuato. Deglutendo resta a lungo il suo frutto dolce e concentrato, seguito dal tannino che nuovamente ritorna e domina.

Tenendo presente che è un vitigno coltivato in pianura, questa bevuta mi ha letteralmente sbalordito per la sua qualità. Per ora in vino è ancora spostato sulle durezze, ma il futuro mi fa ben presagire. Complimenti quindi alla famiglia Longanesi per i suoi vini e per aver salvato questo vitigno che con gioia posso annoverare fra gli autoctoni della mia regione. 
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