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martedì 6 novembre 2012

Gianfranco Manca, la semplicità di PaneVino, la non territorialità e l'Isola dei Nuraghi IGT - Pikadé

Gianfranco Manca  - ne accennai qui - fa vino da più di venticinque anni, molto prima della moda del "naturale", dalla quale cerca di sfuggire. Alla domanda: da quanto tempo lavori seguendo i criteri della biodinamica? "Io non so neanche se ho iniziato e non mi interessa saperlo. Io posso dire cosa faccio e cosa non faccio". "Quando inizia ad essere naturale il vino? Quando smette di esserlo?" mi chiede. Per lui, PaneVino è l'essenziale, la semplicità. La quotidianità è rappresentata dal pane, la festa dal vino. "Fare vino è un percorso intimo fatto di continue scoperte" aggiunge.



Vignaiolo sulla terra: lo si legge chiaro in etichetta - una provocazione - non ama ricordare il suo territorio, è contrario al concetto di terroir. Gianfranco Manca è così, ha le sue convinzioni, non ama le domande da salone del vino, non vede bene quelli che girano col taccuino: quanti giorni di macerazione? Botte grande o barrique? Quanti ceppi per ettaro? Cosa importa? È il vino che deve parlare.


Poi, passi una giornata con lui e la moglie Elena, ti raccontano della loro famiglia - presentandoti i tre figli - e del piccolo agriturismo. Con un piacevole diversivo, quello di andare a controllare i filari, ti portano a vedere le vigne - tutte - rigogliose, vive e selvagge. Quelle che stanno meglio - dice - sembrano salutare. Ed è vero: ci sono tanti rami lussureggianti, ricchi di foglie, dritti ed alti, che con il vento sembrano proprio che salutino.

Oltre trenta varietà di vitigni diversi: da quelli più autoctoni, si passa al Nebbiolo, alla Barbera, al Ciliegiolo, al Montepulciano ed altri ancora. Lascia fare ed ascolta la natura, intervenendo pochissimo - può permetterselo, ha territorio e clima dalla sua: escursioni termiche, ventilazione, luminosità, esposizione e terreni. "Un tempo c'era molta più vigna", racconta, "poi, la pastorizia ha avuto la meglio ed i pascoli hanno sostituito i vigneti." Anche nell'orto non ci mette mano, ed è incredibilmente ricco di prodotti.


Torniamo alla casa-cantina-agriturismo, che è quasi sera. Restiamo per cena e ci accomodiamo nella veranda circondata dagli ulivi e, finalmente, degustiamo. La cucina è quella che non ti aspetti, siamo nel bel mezzo della Sardegna e tutti i piatti sono a base di pasce. Tutto torna, è delicata ma saporita, semplice, ma al contempo ricercata: Elena è una cuoca bravissima, il loro pane ottenuto da lievito madre, oltre ad essere un capolavoro è buonissimo.

Ed è qui, nei momenti di pausa, che ci rendiamo conto di tutto. Il silenzio, l'armonia e la pace ci avvolgono. Questo è il vero mondo della famiglia Manca. Il loro è un "naturale" percorso di vita a trecentosessanta gradi, la vigna ed il vino, ne sono solo una parte. L'educazione, la cultura, l'approccio alla medicina, la calma e la quiete delle loro parole, tutto questo è un cerchio che si chiude. Ora comprendo!

Anche dietro ad ogni etichetta c'è ricerca e ciascuna nasconde un significato. Esse cambiano ad ogni vendemmia e raccontano una piccola storia. Quella del Pikadé, ad esempio, rappresenta un'apertura, uno squarcio, un barlume di luce sul buio degli anni passati.


Produttore: PaneVino
Denominazione: Isola dei Nuraghi IGT
Vino: Pikadé
Vitigno: Monica, Carignano
Annata: 2010
Tit. Alcolemico: 12,5% vol.
In etichetta non viene riportata la scritta: Contiene Solfiti
Prezzo: 18 € - comprato in cantina

Territorialità si diceva: il colore è rubino che guarda il granato, parecchio scarico, vivo e nobile. Rosa, quello che domina il bouquet è un intenso e piacevole ricordo di questo fiore di Afrodite. Ha poi profumi sottili e leggeri di frutta del rovo, spezie, agrumi canditi e qualcosa che ricorda l'acciuga sotto sale (riportandomi ad un altro "amato" vino isolano ed alcune eccellenze toscane). Un naso splendido caratterizzato da finezza ed eleganza con intensità in crescita e non un difetto. (non interviene in nessun modo in vinificazione).

Il sorso è giocato sulla freschezza, con tannino ed acidità fantastiche, sapidità del mare e ritorni balsamici. Dinamico, mai scontato, il gusto è quello della rosa, delicato come accarezzare il velluto. Neanche a dirlo, si beve alla grande, chiude lungo: rosa, ancora rosa, ed ancora rosa, leggermente amaricante.

Degustandolo alla cieca, non avrei mai pensato alla Sardegna, o almeno a larga parte dei vini ai quali siamo abituati. Con questo Pikadé quindi, Gianfranco Manca è uscito dal concetto di "territorio", donando unicità e personalità al vino. Soprattutto, è riuscito a mettere luce ad annate buie.


lunedì 20 agosto 2012

Sardegna - Tra il mare ed il vino!

Siamo nuovamente in Sardegna, dove quest'anno ho trascorso due settimane bellissime e rilassanti, assieme alla mia compagna. Non solo mare però, prima della partenza infatti, ho pianificato ed organizzato un piccolo "giro enoico" per andare a conoscere di persona i territori, le persone ed i vini di alcune piccole realtà locali. Le stesse realtà di cui mi piace parlare, che amo bere e che voglio sostenere.

Aspettando il tramonto - Villasimius

Non mi soffermerò ora nel descrivere i vini nello specifico o raccontando minuziosamente gli incontri e le persone che ho avuto modo di conoscere. Questo post vuole essere solo un'anticipazione di quello che nei mesi venturi potreste leggere qui.

Tutti, arrivati in Sardegna, si sarebbero precipitati in spiaggia, noi invece un paio d'ore dopo lo sbarco ad Olbia, eravamo in cantina da Giovanni Montisci, a Mamoiada, il famoso paese dei "Mamuthones", dove abbiamo fatto "colazione" - siamo sbarcati alle 7:00 - con campioni da botte del suo Cannonau "Barrosu". Abbiamo degustato il rosato, il rosso e per finire un delizioso Moscato Dolce. I vini? Fantastici, mi hanno veramente molto colpito. Dopo una bella chiacchierata e una piccola scorta di vino per la vacanza, salutiamo Giovanni con la promessa di ritornarci nuovamente il giorno della nostra partenza, per andare a vedere la vigna vecchia e per acquistare altro Barrosu da portare in continente.

Assaggi da botte - Nella vigna vecchia

Ripartiamo. Direzione Villasimius. Passando per l'Ogliastra, rimaniamo colpiti per quanto sia verde e per quanta vigna sia coltivata, immaginando così sia territorio particolarmente vocato. Casualmente poi, passiamo davanti a Perda Rubia (prima volta che il navigatore, sbagliando, mi porta in cantina). Avevo chiamato, sempre a vuoto, quindi ho mandato loro una mail nella quale mi risposero che sarei stato contattato da qualcuno per fissare un appuntamento e che avevano problemi con la linea telefonica. La faccio breve: nessuna chiamata, dopo un'ennesima mia mail, nessuna risposta. Nessuno in azienda. Sono passato anche al ritorno. Niente! L'unica cosa che voglio dire qui, è che ci sono rimasto male e che questa esperienza mi ha fatto riflettere.

Cala Santo Stefano - Villasimius

Per rifarmi dell'accaduto, dopo alcune giornate passate piacevolmente in spiaggia e qualche assaggio serale*, sotto il consiglio di un amico vinofilo e blogger, ho contattato Gianfranco Manca di Pane e Vino. Così, dopo qualche giorno, prendiamo la macchina e ci muoviamo verso Nurri, in provincia di Cagliari. Un viaggio non certo tra i più comodi, perché si è trattato di macinare chilometri su chilometri, salendo e scendendo, fino ad arrivare nelle zone più interne dell'isola. Se all'andata con la luce del giorno tutto è filato abbastanza liscio, camion di bestiame a parte, è stato il ritorno ad essere impegnativo, specie dopo una lunga degustazione unita ad una piacevole e gustosa cena - Pane e Vino è anche agriturismo - e ad un po' di stanchezza accumulata. Siamo arrivati alle 17:00 e siamo ripartiti dopo le 24:00. Una grande esperienza, abbiamo avuto modo di vedere i vigneti, vigorosi e selvatici, i terreni, di parlare non solo con Gianfranco, ma anche con la moglie - eccezionale cuoca - affrontando diverse importanti tematiche legate al vino. Abbiamo degustato e così lentamente chiacchierando, siamo entrati nell'atmosfera, in un mondo,  fatto proprio "di Pane e di Vino".

Bello notare come la pianta si arrampica se lasciata libera - Gianfranco Manca e le vigne che salutano

Ma le sorprese non sono mancate. Grazie a Gianfranco sono infatti venuto a sapere che proprio a Villasimius, c'è un piccolo produttore che da poco produce vino su terreni sabbiosi vicini al mare. E che proprio Gianfranco aiuta e consiglia. Dite che potevo farmi sfuggire anche questa occasione? Ovviamente no e infatti due giorni dopo ho avuto il piacere di conoscere Giuseppe Pusceddu di Meigamma. Due i vini: un rosato e un rosso, da agricoltura biologica certificata, entrambi da uve Cannonau, caratterizzati da bevibilità, semplicità e pulizia. Le situazioni più belle poi, nascono così, per caso, fatto sta che mi sono ritrovato a pranzo con entrambi, concludendo nel migliore dei modi i miei ultimi giorni in Sardegna. Curiosi? Ne leggerete prossimamente.

Infine volevo segnalarvi un paio di indirizzi interessanti nella città di Cagliari. Il primo è l'Enoteca Palestrina, davvero ben fornita di etichette locali, italiane e tra le più famose straniere. Il secondo è una meta imperdibile per gli amanti del buon cibo: il ristorante Dal Corsaro, dove ci siamo fatti deliziare dall'eccellente cucina dello chef Stefano Deidda e dove ho avuto il piacere di conoscere e farci guidare nella selezione dei vini dalla signora Giuseppina Pilloni, madre dello chef e presidente regionale AIS Sardegna.


*Bottiglie interessanti assaggiate:

- Karmis bianco Tharros IGT - Contini. Fresco e di grande bevibilità.

- Perda Pintá Barbagia IGT - Giuseppe Sedilesu. Da uve Granazza con macerazione. Intensità, estrazioni, potenza, carezza e bevibilità. Non per tutti, sicuramente per gli amanti dei macerati biodinamici.

- Dettori Bianco Romangia IGT - Tenute Dettori. Il Vermentino. Se ne trovate un altro uguale, ve ne pago una cassa!
- Renosu Bianco Romangia IGT - Tenute Dettori.  Poca spesa, massima resa!

Chimbanta e Battoro (passito) Romangia IGT - Tenute Dettori. La Monica passita è incredibilmente intensa e succosa, provare per credere.
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