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lunedì 12 agosto 2013

Isola dei Nuraghi Igt Meigamma rosato 2011: ricordi di Sardegna.

Il mio mirabolante incontro con Giuseppe Pusceddu di Meigamma, lo si legge nel finale di questo post. Tempo dopo, assaggiai il suo Cannonau Meigamma Undici. Un vino che mi piacque molto, giocato sulla beva, con profumi di piccoli frutti neri, spezie e fiori. Ho ancora qualche bottiglia: seguiranno aggiornamenti sull'evoluzione.

Ieri sera, complice il caldo e la voglia di qualcosa di piacevole e rinfrescante, ho aperto il Rosato 2011, sempre da uve Cannonau, macerate a freddo per dodici ore sulle bucce.

Mi ci sono ritrovato subito: cerasuolo, con tocchi floreali e piccole bacche rosse acidule, come il ribes e il lampone. Leggermente balsamico e dal ricordo dell'acqua di rose. Come sottofondo, tanti i profumi che riportano l'isola. Il bicchiere - con un piacevole inizio di carbonica - è snello e spicca per freschezza e sapidità, tra la rosa, qualche spezia, ed una dolce sensazione agrumata. Bello il finale balsamico e la leggera punta amarognola. In pochissime gustose bottiglie.

Il bicchiere ideale per rinfrescare una calda serata a due. 

♥♥♥♥♡

martedì 6 novembre 2012

Gianfranco Manca, la semplicità di PaneVino, la non territorialità e l'Isola dei Nuraghi IGT - Pikadé

Gianfranco Manca  - ne accennai qui - fa vino da più di venticinque anni, molto prima della moda del "naturale", dalla quale cerca di sfuggire. Alla domanda: da quanto tempo lavori seguendo i criteri della biodinamica? "Io non so neanche se ho iniziato e non mi interessa saperlo. Io posso dire cosa faccio e cosa non faccio". "Quando inizia ad essere naturale il vino? Quando smette di esserlo?" mi chiede. Per lui, PaneVino è l'essenziale, la semplicità. La quotidianità è rappresentata dal pane, la festa dal vino. "Fare vino è un percorso intimo fatto di continue scoperte" aggiunge.



Vignaiolo sulla terra: lo si legge chiaro in etichetta - una provocazione - non ama ricordare il suo territorio, è contrario al concetto di terroir. Gianfranco Manca è così, ha le sue convinzioni, non ama le domande da salone del vino, non vede bene quelli che girano col taccuino: quanti giorni di macerazione? Botte grande o barrique? Quanti ceppi per ettaro? Cosa importa? È il vino che deve parlare.


Poi, passi una giornata con lui e la moglie Elena, ti raccontano della loro famiglia - presentandoti i tre figli - e del piccolo agriturismo. Con un piacevole diversivo, quello di andare a controllare i filari, ti portano a vedere le vigne - tutte - rigogliose, vive e selvagge. Quelle che stanno meglio - dice - sembrano salutare. Ed è vero: ci sono tanti rami lussureggianti, ricchi di foglie, dritti ed alti, che con il vento sembrano proprio che salutino.

Oltre trenta varietà di vitigni diversi: da quelli più autoctoni, si passa al Nebbiolo, alla Barbera, al Ciliegiolo, al Montepulciano ed altri ancora. Lascia fare ed ascolta la natura, intervenendo pochissimo - può permetterselo, ha territorio e clima dalla sua: escursioni termiche, ventilazione, luminosità, esposizione e terreni. "Un tempo c'era molta più vigna", racconta, "poi, la pastorizia ha avuto la meglio ed i pascoli hanno sostituito i vigneti." Anche nell'orto non ci mette mano, ed è incredibilmente ricco di prodotti.


Torniamo alla casa-cantina-agriturismo, che è quasi sera. Restiamo per cena e ci accomodiamo nella veranda circondata dagli ulivi e, finalmente, degustiamo. La cucina è quella che non ti aspetti, siamo nel bel mezzo della Sardegna e tutti i piatti sono a base di pasce. Tutto torna, è delicata ma saporita, semplice, ma al contempo ricercata: Elena è una cuoca bravissima, il loro pane ottenuto da lievito madre, oltre ad essere un capolavoro è buonissimo.

Ed è qui, nei momenti di pausa, che ci rendiamo conto di tutto. Il silenzio, l'armonia e la pace ci avvolgono. Questo è il vero mondo della famiglia Manca. Il loro è un "naturale" percorso di vita a trecentosessanta gradi, la vigna ed il vino, ne sono solo una parte. L'educazione, la cultura, l'approccio alla medicina, la calma e la quiete delle loro parole, tutto questo è un cerchio che si chiude. Ora comprendo!

Anche dietro ad ogni etichetta c'è ricerca e ciascuna nasconde un significato. Esse cambiano ad ogni vendemmia e raccontano una piccola storia. Quella del Pikadé, ad esempio, rappresenta un'apertura, uno squarcio, un barlume di luce sul buio degli anni passati.


Produttore: PaneVino
Denominazione: Isola dei Nuraghi IGT
Vino: Pikadé
Vitigno: Monica, Carignano
Annata: 2010
Tit. Alcolemico: 12,5% vol.
In etichetta non viene riportata la scritta: Contiene Solfiti
Prezzo: 18 € - comprato in cantina

Territorialità si diceva: il colore è rubino che guarda il granato, parecchio scarico, vivo e nobile. Rosa, quello che domina il bouquet è un intenso e piacevole ricordo di questo fiore di Afrodite. Ha poi profumi sottili e leggeri di frutta del rovo, spezie, agrumi canditi e qualcosa che ricorda l'acciuga sotto sale (riportandomi ad un altro "amato" vino isolano ed alcune eccellenze toscane). Un naso splendido caratterizzato da finezza ed eleganza con intensità in crescita e non un difetto. (non interviene in nessun modo in vinificazione).

Il sorso è giocato sulla freschezza, con tannino ed acidità fantastiche, sapidità del mare e ritorni balsamici. Dinamico, mai scontato, il gusto è quello della rosa, delicato come accarezzare il velluto. Neanche a dirlo, si beve alla grande, chiude lungo: rosa, ancora rosa, ed ancora rosa, leggermente amaricante.

Degustandolo alla cieca, non avrei mai pensato alla Sardegna, o almeno a larga parte dei vini ai quali siamo abituati. Con questo Pikadé quindi, Gianfranco Manca è uscito dal concetto di "territorio", donando unicità e personalità al vino. Soprattutto, è riuscito a mettere luce ad annate buie.

♥♥♥♥♡

venerdì 12 ottobre 2012

Isola dei Nuraghi IGT - Meigamma Undici di Giuseppe Pusceddu


  • Produttore: Meigamma
  • Denominazione: Isola dei Nuraghi I.G.T.
  • Vino: Meigamma Undici
  • Vitigno: Cannonau
  • Annata: 2011
  • Tit. Alcolemico: 14%
  • Prezzo: < 13 €
Come ho conosciuto Giuseppe Pusceddu di Meigamma, l'ho raccontato qui. Giuseppe è una persona intraprendente, dalle mille risorse, nato e cresciuto a Villasimius. La passione per la viticoltura è iniziata quasi per gioco: impegnandosi però da subito, conducendo studi ed analisi del territorio, al fine di mettere a dimora il vigneto ideale per il suo terreno. Per questo motivo, ad esempio, in vigna non troviamo il classico alberello, ma il cordone speronato. Siamo a ridosso del mare, su terreni sabbiosi. Le piante sono trattate con i criteri dell'agricoltura biologica, ora certificata. La cantina, piccola e di recente costruzione, è essenziale, situata sulla strada che porta al paese, non lontana dal vigneto. Per il vino, nessun tipo di intervento. Con quella del 2012, sono tre le vendemmie effettuate e, solo due le etichette: il Meigamma Rosato, un vino facile, fresco e di grande bevibilità, ed appunto il Meigamma Undici.

Nel bicchiere è porpora e viola impenetrabile, che schiarisce ai lati. Ha profumi giovani, con una breve pungenza che richiama alla memoria alcuni assaggi della Valle d'Aosta: l'Enfer in particolare. Lampone in maggioranza e tanta frutta rossa. Profumi intensi e puliti, speziati, di lievitati francesi, di fiori tra rosa e viola. Sensazioni fresche ed invitanti, non una stonatura, né un difetto. Il naso è una promessa.

Il sorso, da subito, è rotondo e balsamico. Il tannino vivo, l'acidità e la salinità sono pronunciate ed in equilibrio con il resto. Piacevole, tornano i frutti e le spezie, rendendo la bevuta snella e gustosa. Buono da bere ora, ma da dimenticarne alcune bottiglie per il futuro: l'evoluzione è assicurata.

Dopo due giorni: i profumi progrediscono in maturità, con note mentolate, balsamiche, di liquirizia, vegetali (cocomero) e, solo vagamente, eterei. Leggermente cioccolatoso, in bocca si distende e diventa più sinuoso, morbido e vellutato.

♥♥♥♥♡ 


P.S. il ricordo delle ore passate in cantina ed a casa di Giuseppe, in compagnia di Gianfranco Manca di Pane e Vino - al quale va il merito di questa conoscenza e del quale parlerò in futuro - hanno sempre un grande valore e sono per me esperienze uniche, caratterizzate dal tempo che passa sempre troppo in fretta.
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