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giovedì 4 aprile 2013

Montevertine "Le Pergole Torte" in verticale dalla 1997 alla 2001

Il post è frutto di una stretta collaborazione con l'amico Michele Battistini, che vi ho presentato in questa occasione. Buona Lettura.



Soltanto Sergio Manetti poteva creare Le Pergole Torte, perché era un uomo unico, straordinario, carismatico, capace di trasformare le emozioni in vino. Nel 1967, Manetti - allora industriale Siderurgico - acquistò la fattoria per Lire 5.900.000, come casa di vacanza. Il primo vino prodotto fu un Chianti Classico del 1971. Poi con l’ausilio ed i consigli dell’amico di sempre Giulio Gambelli (Maestro assaggiatore) dall’anno successivo avviò l’impianto di una vigna di Sangiovese di un ettaro e mezzo. Il nome imposto all'appezzamento fu "Le Pergole Torte" e la produzione andò in commercio per la prima volta con la vendemmia 1977 come vino da tavola, perché fuori dal disciplinare del Chianti Classico.

Dopo la morte di Sergio, scomparso il 14 Novembre del 2000, è il figlio Martino Manetti, classe 1970, a portare avanti l’azienda. Conduce oggi circa diciannove ettari vitati, articolati su nove vigne, delle quali, cinque di proprietà: Le Pegole Torte, Montevertine, Il Sodaccio, Il Casino e Pian del Ciampolo. 

Dal punto di vista produttivo la storia di Montevertine è un po’ complessa. Dalle vigne sopra descritte si ottengono in media 80.000 bottiglie l’anno, su tre sole etichette, tutte a base Sangiovese, denominate: Le Pergole Torte, Montervertine e Pian del Ciampolo. Queste ultime due con piccole percentuali di Canaiolo e Colorino. Nella lunga storia aziendale, c’è stato spazio anche per esperimenti e tentativi vari, che hanno dato luce a vini oggi introvabili, come il Thea di Maggio 1992, da uve botritizzate e vinificate in bianco. Meritano un ricordo inoltre il Chianti Classico prodotto dal 1971 al 1981, due rossi - talvolta grandissimi - Il Sodaccio ed il Cannaio, prodotti in esclusiva per il Ristorante Pinchiorri di Firenze, il bianco “M” realizzato in poche annate, tra il 1982 e il 1999, e due vini estemporanei: L’Ottantanove di Sergio Manetti ed Il Novantuno di Sergio Manetti, frutto del declassamento del Pergole Torte.

A partire dal 1982 è stato l’artista pittore Alberto Manfredi, caro amico di Manetti, a disegnare le etichette di Le Pergole Torte. Ogni anno diverse, sono ritratti di donne mezzobusto o semplici volti, dall’espressione sensuale e, a volte, indefinibili. Manfredi, ha lasciato un tale archivio di disegni che ancora oggi, a distanza di anni dalla sua scomparsa, vengono ancora utilizzati per le etichette.


Il Pergole torte è oggi prodotto anche con quanto di meglio forniscono le altre parcelle aziendali. I grappoli vengono selezionati in vigna alla raccolta, diraspati e sottoposti a pigiatura soffice. Il mosto ottenuto viene messo in vasche di cemento vetrificato, dove avviene la fermentazione alcolica per azione dei lieviti naturali. Salvo rarissime eccezioni (solo nel 2003) non viene in alcun modo manipolata la temperatura nei locali di fermentazione. La macerazione dura in media 3 settimane, alla quale segue poi la fermentazione malolattica. Il vino, successivamente passa 3 anni nei legni, dapprima in barrique (nuove per il 20%) per circa 10 mesi, il resto in tonneau e botti di vari tagli, dai 550 litri ai 18 ettolitri. Un nuovo assemblaggio in cemento precede l’imbottigliamento, per il quale non si procede ad alcuna filtrazione. Dopo la morte di Giulio Gambelli, oggi l’enologo dell’azienda è Paolo Salvi, suo allievo.
A cura di Michele Battistini.




Pergole Torte 1997 - vendemmia a ★★★★ :
Colore trasparente, su toni granati che virano all'arancio. Naso inizialmente chiuso, sembra quasi non voglia donarsi. Forse un po' di riduzione. Dapprima, più che ferroso: ematico. Si apre poi alla prugna e ad una fresca nota mentolata ed officinale. Il sorso è principalmente costituito dalla sapidità, il tannino è ormai inserito, a spiccare è la balsamicità. Bottiglia dalla struttura sottile e vellutata. Annata probabilmente secondaria, contrariamente a quello che spesso si è letto di questo millesimo. Infatti l'esito è tra i meno interessanti della verticale. 85 punti.

Pergole Torte 1998 - vendemmia a ★★★★ :
Granato leggermente più buio e velato. Naso impressionante, intenso, su note ferrose che ricordano la ruggine ed il rame. Mentolato, fiori di geranio, arancia essiccata ed una nota terrosa che, qualcuno descrive: «come quando tiri su le carote». In bocca è dinamico, verticale e severo, con ritorni speziati. Fantastica l'acidità, così come il tannino ancora leggermente ruvido. Grande espressione del Pergole, sicuramente tra le migliori bottiglie della degustazione. 93 punti.

Pergole Torte 1999 - vendemmia a ★★★★★ :
Rubino tendente al granato. Naso interessante, variegato, che ricorda la prugna secca, l'albicocca, le erbe selvatiche, gli agrumi, la china ed il cocomero. Come sottofondo: caffè, cacao, liquirizia ed una fresca balsamicità. La bocca è sostenuta da una bella acidità che avvalora gli estratti ed il tannino: ora alla sua quintessenza. Per alcuni, la migliore bottiglia della serata. Vista in prospettiva si merita 95 punti.

Pergole Torte 2000 - vendemmia a ★★★ :
L'ultima vendemmia di Segio Manetti, ed è un onore descriverla: Il più trasparente, di color rubino con riflessi granati. Naso che richiama le sensazioni fruttate, floreali e terrose tipiche del vitigno e della zona di coltivazione. Liquirizia ed una sottile nota eterea. In bocca è equilibrato, rotondo, con tannino elegante, ma deciso. Finale balsamico ma amaro. Annata non grande a Radda. Diciamo che non ci ha molto convinto, forse necessita ancora di qualche anno di sviluppo. 89 punti.

Pergole Torte 2001 - vendemmia a ★★★★★ :
Grande annata a Montevertine. Mediamente scuro, il colore è rubino compatto. Si stacca notevolmente rispetto alle annate precedenti per intensità ed eleganza. Manca un filo conduttore. Naso caldo, maturo, di funghi, di verdure cotte e quel ricordo di cetriolo. Sotto: un fondo balsamico. Paradossalmente sembra il più evoluto. Bocca austera, tannino presente, forse un po' troppo, con finale teso, abbastanza lungo ed amaro. Probabilmente - sperando sia così - una bottiglia sfortunata. 82 punti.

A prescindere dall'andamento della degustazione, Le Pergole Torte, assieme a poche altre realtà ilcinesi, resta una delle migliori espressioni del Sangiovese in purezza. Non solo a Radda in Chianti, non solo in Toscana, probabilmente in tutta l'Italia.

lunedì 12 novembre 2012

Chianti Classico 2005 - Vecchie Terre di Montefili

  • Produttore: Vecchie Terre di Montefili
  • Denominazione: Chianti Classico D.O.C.G.
  • Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 2005
  • Tit. Alcolemico: 13,5%
  • Prezzo: < 15 € - comprato in enoteca

Avevo già scritto di loro, raccontando dell'Anfiteatro, ed il titolo recitava: "l'eleganza del Sangiovese".  Qui direi: "lo spessore del Chianti".

Perché è granato cupo, la trasparenza del vitigno invece la si ritrova solo in unghia. Perché parte floreale, leggermente ematico e ferroso, allargandosi poi alla frutta, alle spezie, con alcuni richiami dell'affinamento. Perché è rassicurante: un Chianti Classico al cento per cento, non si sbaglia, la tipicità dei profumi sono quelli. Perché nel calice di nuovo evolve: balsamico con sentori della terra ed il verde del campo, del tartufo ed un lineare ricordo di cetriolo. Perché non va per il sottile: ha spessore, appunto.

Il sorso è avvolgente, vivo, il tannino e la freschezza sono ricchi e vibranti. Ha della materia, in bocca è chiantigiano di razza, balsamico che riscalda, lungo e longevo. Con il cibo - arrosto o selvaggina da piuma - è meraviglioso. Solo un avvertimento: ha bisogno di essere aspettato.

Vecchie Terre di Montefili è una realtà della tradizione, che lavora benissimo, che ormai, si è conquistata una parte del mio cuore.

♥♥♥♥♡

martedì 2 ottobre 2012

Avignonesi 1991 - Vino "Nobile" nell'abito e nell'essenza.

  • Produttore: Avignonesi
  • Denominazione vino: Vino Nobile di Montepulciano DOCG
  • Vitigno: Sangiovese + N. D.
  • Annata: 1991
  • Tit. Alcolemico: 13%
  • Prezzo: N. D. - comprato in cantina
  • Url: www.avignonesi.it

Le aspettative ed i rischi che si corrono nell'aprire bottiglie del genere, sono sempre grandi. Come grandi, sono le emozioni che sapranno regalare, ritrovandole integre e vive:

Limpido, leggermente scuro al centro, schiarisce arancio ai lati. Dopo alcuni minuti di respiro, è un crescere di intensità e di profumi. Inchiostro, marmellata di fragola e piccoli frutti rossi, balsamico, e muschiato, incredibile! Si espande leggermente a sentori più evoluti: liquirizia, cioccolato, caffè e tabacco dolce. Nel calice, con il tempo, si alleggerisce e si distende sui sentori tipici del Sangiovese Prugnolo Gentile invecchiato: cetriolo, ferroso ed ematico. Tre livelli netti: quelli della frutta, quelli dovuti all'affinamento e quelli che richiamano il varietale. 

Al palato, ritrovo inizialmente note ferrose e sanguigne - tipico del vitigno in età - la struttura ormai alleggerita, andata in parte a formare la così detta "camicia", regala lineare bevibilità. Ha sapidità alta e tannici ricordi. Il gusto poi, è quello della frutta macerata e del cocomero, con leggero finale amaricante.

Ora, non mi è dato sapere come veniva effettuata la vinificazione in quegli anni.* Qualche vitigno internazionale potrebbe essere stato aggiunto. Probabilmente, l'affinamento era in piccoli formati, o almeno per una parte. Non so. Magari le mie supposizioni sono sbagliate e mi piacerebbe poter avere conferma o smentita. Se così fosse, devo pensare che quella scelta stilistica, a ventuno anni di distanza, mi ha fatto ritrovare nel bicchiere un vino integro, ancora vivo e tipico. Complimenti quindi. Ed ancora: quanto sarà costato allora? 15 / 25 mila lire! Queste sono emozioni.

♥♥♥♥♥

* Attualmente l'azienda lavora i 140 ettari seguendo i criteri biologici, che verranno certificati nel 2014. In più, si stanno avvicinando alla viticoltura biodinamica. I vitigni che vanno a comporre il Vino Nobile di Montepulciano Avignonesi, ora sono esclusivamente quelli della tradizione locale: Prugnolo Gentile - Canaiolo Nero - Mammolo.

martedì 3 luglio 2012

Percarlo 1998 - Tra i grandi Sangiovese I.G.T. figli del Chianti Classico!


  • Produttore: Fattoria San Giusto a Rentennano
  • Vino: Percarlo
  • Denominazione: Sangiovese di Toscana I.G.T.
  • Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 1998
  • Tit. Alcolemico: 14% vol.
  • Prezzo: < 65 € al ristorante

Il primo da menzionare è senza ombra di dubbio Le pergole Torte, forse il più famoso, forse il più buono, forse il primo che ho conosciuto. Sicuramente merita di essere citato tra questi grandi I.G.T. della zona del Chianti Classico l'Anfiteatro, ennesimo Sangiovese in purezza dove il territorio, il vitigno, l'eleganza e la straordinaria longevità lo rendono indimenticabile. Ecco, se dovessi paragonare o far comprendere com'è il Percarlo, lo farei menzionando le due bottiglie sopra citate. Con tutto il rispetto per esse, s'intende! Solo un consiglio: non stappare queste etichette giovani, hanno bisogno di un lungo riposo, come il Barolo del resto.

Non bisogna aver fretta, e non si devono fare conclusioni affrettate, l'evoluzione dei profumi arriva nel tempo. Dapprima il naso è etereo, con balsamici sbuffi derivanti da un legno di piccolo formato, presente, ma per niente invasivo, che regala ed arricchisce il vino. Frutta sotto spirito, erbe aromatiche, oliva nera. Deciso. Poi vengono fuori le caratteristiche, a mio avviso, di maggior classe di questo vitigno dovute ad un primo stato evolutivo. Cetriolo o bianco del cocomero, acciughe e capperi. Strano? No! Si allarga e si distende, il legno sfumando leggermente va ad aumentare l'eterea eleganza. Questa è la vera stoffa del Sangiovese. Intensità e tipica piacevolezza.


In entrata ha tannino vivo, sapida territorialità ed ancora freschezza. Elegante, leggero e di struttura al tempo stesso, grande bevibilità, un guanto di seta che avvolge la bocca. Gustoso, ogni sorso un'approvazione, è tipicamente toscano. 1998 l'anno della vendemmia, se ben conservato altri 5/8 anni di affinamento li regge.


Il Percarlo 1998 io lo colloco tra i grandi Sangiovese I.G.T. figli del Chianti Classico!


♥♥♥♥♥



martedì 22 maggio 2012

Rosso di Montalcino 2009 - Molinari Carlo, Podere Le Fonti



  • Produttore: Molinari Carlo - Podere Le Fonti
  • Vino: Rosso di Montalcino
  • Denominazione: Rosso di Montalcino DOC
  •  Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 2009
  • Tit. Alcolemico: 14,5% vol.
  • Prezzo: < 15 €
Condividere o aprire le porte del blog ad un amico, è un po' come invitarlo a casa e stappare qualcosa di emozionante insieme. Io ad esempio, sono stato ospitato dal buon Enofaber qui e qui. È quindi con vero piacere che lascio la parola a Fabio, appassionato, ma soprattutto compagno di tante belle serate dedite alla convivialità e alla goliardia, ma soprattutto a questa grande passione comune: il vino.

Andare in giro per cantine può riservare davvero bellissime sorprese soprattutto quando, inaspettatamente, ci si imbatte in aziende microscopiche che per etica del lavoro e livelli qualitativi raggiunti dai propri prodotti, non hanno nulla da invidiare a cantine ben più conosciute o blasonate.

E’ il caso dell’ Azienda Agricola Molinari Carlo - Podere le Fonti, di proprietà della Sig.ra Marisa Colombo (quasi 80 anni portati in maniera stupefacente) che con passione e grande tenacia porta tuttora avanti il lavoro cominciato poco più di 30 anni fa dal marito. Un vero piacere farsi raccontare la sua storia. Passeggiando fra i vigneti, scopriamo il piccolo terroir di questa azienda, che conta appena poco più di un ettaro, con una produzione limitatissima di bottiglie fra Brunello, Rosso e Sant’Antimo. Ci troviamo nel versante storico del Brunello, quello che nella “piramide del Brunello” è rivolto a Nord, e ne contraddistingue i vini per la loro elegante austerità, arricchendoli di longevità e grande finezza.

L’occasione per stappare questo Rosso di Montalcino 2009 è stata una bella cena con alcuni amici. Appena aperta la bottiglia, il vino è stato versato senza indugi nei calici, ed immediatamente è stato comprensibile a tutti quanto fosse necessario farlo respirare almeno un paio d’ore. Nel bicchiere troviamo un bel colore granato di straordinaria vivacità e limpidezza. La scintillante trasparenza che lo accompagna è inconfutabile prova che siamo di fronte ad un Sangiovese al 100%, senza la presenza di intrusi internazionali, (come da disciplinare tra l'altro, ma noi lo si vuole ulteriormente sottolineare). Nulla contro di loro, ma la tipicità di questo vitigno in questo vino, va preservata senza se e senza ma.

Lo avvicino al naso e subito una lieve nota di tostatura, quasi di torrefazione (curiosa direi, il vino affina completamente in acciaio per 2 anni senza tracce di passaggio in legno) che svanisce subito e lascia il posto ad un naso di assoluta austerità ed eleganza. Predomina una netta sensazione floreale, una rosa appassita, una pungenza dovuta alla forte carica alcolica che ci rimanda ad una speziatura accostabile al chiodo di garofano. Il vino ancora si cela, ed il frutto non è immediato, si fa attendere, per poi arrivare con deliziose sensazioni di piccoli frutti rossi e marasche sotto spirito. Chi pensava di trovare nell’olfatto di questo vino la complessità del suo fratello maggiore forse ne è rimasto deluso, ma la sua essenzialità e la sua finezza costituiscono il suo pregio maggiore svelandosi poco a poco.

Il meglio però lo ha riservato al palato dove ha un ingresso poderoso, di forte intensità ed impatto dall’alto dei suoi 14,5%. Il tannino è levigato, la bocca è polposamente rotonda per la grande struttura, ma ben bilanciata da una vigorosa freschezza. Tutt’altro che ruffiano, chiude lunghissimo con sensazioni gusto olfattive che rimandano ad una notevole balsamicità sostenuta ed amplificata nuovamente da una nota speziata quasi piccante di pepe nero. Esplosivo, eppure così aggraziato, dimostrazione senza mezzi termini che classe e raffinatezza non stanno dietro solo al “vestito buono” dei tannini nobili del legno. Davvero un piccolo gioiello per il prezzo che ha, eppure forse non proprio per tutti.


Ringrazio Fabio per la sua disponibilità e lo invito nuovamente a venirmi a trovare (sia a casa, che qui) per aprire insieme una nuova bottiglia.


Dimenticavo! Se qualche "Wine-Friend" ha voglia di condividere su Odori Terziari le sue esperienze vinose, beh sapete dove trovarmi ;-) 

venerdì 6 aprile 2012

Le Trame 2000 - Podere le Boncie. Trovare il fine alla ricerca!

  • Produttore: Le Boncie
  • Vino: Le Trame
  • Denominazione: Chianti Classico DOCG
  • Vitigno: Sangiovese, Colorino, Mammolo
  • Annata: 2000
  • Tit. Alcolemico 13% vol
  • Prezzo: < 20 €
  • Url: www.leboncie.it
Ci sono quelle sere in cui ci si vuole trattare bene. Questa è stata perfetta!

Lo verso attento nel calice, ed è granato, limpido e vivo.

Lo avvicino al naso e, giuro, mi è venuta la pelle d'oca! Bianco del cocomero, cetriolo, netto sentore di erba pestata, carne ed una eterea ferrosità. Sono questi i sentori dei grandi sangiovesi invecchiati.
Chiudo gli occhi e mi ritrovo quasi per magia immerso tra i profumi delle dolci colline toscane. Elegante, tipico, ampio. Netta e definita pulizia nei profumi. Una sola parola, commovente.

Lo assaggio. Rotondità di beva da una parte, fresca mineralità astringente dall'altra. Di grande leggerezza, si trova ora nel meglio della sua vita, chiude lungo, balsamico e piacevolmente elegante. Che bevibilità, che grande Chianti Classico.
Impagabili emozioni!

Durante la serata, spontanea, mi è venuta questo pensiero:

"Le Trame 2000 un vino da €15. Che valore ha per me questa bottiglia? Molto più di alcuni famosi e blasonati top wine!
Questo è trovare un fine alla ricerca!"

♥♥♥♥♥

giovedì 29 dicembre 2011

Vin Santo Occhio di Pernice 1997 - Avignonesi. Un’esperienza gusto-olfattiva unica!

Foto del 28/12/11

Ottenuto esclusivamente da uve selezionate di Prugnolo Gentile, (Sangiovese) appassite per circa sei mesi in un unico locale appositamente attrezzato.
Foto di una mia recente visita in azienda.
Dopo la pigiatura e successiva decantazione naurale, il mosto viene immesso direttamente in piccoli caratelli da 50 L. Qui fermenta, sosta ed evolve per ben dieci anni.
image
Foto di una mia recente visita in azienda.
Nessun controllo, nessun intervento, nessuna analisi. Il locale d’invecchiamento è un grande sottotetto esposto a luce, caldo d’estate e freddo d’inverno. Ossidazioni, sbalzi termici ed una sapiente attesa, queste sono le caratteristiche principali per l’invecchiamento dell’Occhio di Pernice di Avignonesi.
Foto del 28/12/11
Foto del 28/12/11


Per esaltarne i profumi è consigliabile servirlo (ne basta poco, davvero poco) in un grande bicchiere da Cognac.
Di color mogano antico, ha riflessi nobili e consistenza sciropposa. È una “bomba” di profumi, sensazioni mature, evolute, caramellate, antiche, ma nello stesso tempo dona fresca eleganza e pulizia. Sempre in evoluzione, intensità e consistenza girano a livelli massimi. L’assaggio è il ricordo di una calda e cremosa sensazione di rotondità ed equilibrio tra le parti, mai stucchevole, né pesante. Si ritrovano tutte le sensazioni olfattive stampate in bocca, che deglutendo persuadono e persistono per minuti e minuti ancora.
Un’esperienza gusto-olfattiva quasi unica nel suo genere, certamente cara, ma alla quale un vero appassionato non può sottrarsi.
♥♥♥♥♥
Con il ricordo di questa grande bottiglia auguro un felice DUEMILADODICI  a tutti!




martedì 27 dicembre 2011

Le Cupole 2006 - Tenuta di Trinoro. Non chiamatelo “il solito internazionale”



  • Produttore: Tenuta di Trinoro
  • Vino: Le Cupole
  • Denominazione: Rosso Toscana Igt
  • Vitigno: Cabernet Franc 47% - Cabernet Sauvignon 30% - Merlot 13.5% - Petit Verdot 9.5%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico: 14,5% vol.
  • Prezzo:  >23 €

Non è la prima volta che assaggio questo vino, anzi è bottiglia “amica” ormai da anni. Qui, forse, il territorio prevale sulla varietà dell’uva donando al vino eleganza, struttura e bevibilità di prim’ordine. Siamo in Val d’Orcia, in provincia di Siena, più precisamente a Sarteano, nella parte più a sud della Toscana. Qui di viticoltori, di vitigni, di aziende che producono vino se ne vedono ben poche, anzi, a parte la Tenuta di Trinoro (famosa per l’inaccessibile Trinoro di Trinoro, fratello maggiore delle Cupole) non v’è altro. L’ottimo post di Franco Ziliani su Vino al Vino che vi è andato in visita, descrive al meglio la storia, il territorio e la lungimiranza del barone Andrea Franchetti, proprietario della tenuta.

Questa bottiglia in particolare era da più di due anni che aspettava nella mia cantina questo momento.

Il colore ormai granato e la sua intensità non troppo impenetrabile, che arriva alla trasparenza in unghia, già lo caratterizzano. Si muove compatto e vivo nel calice.

Al naso è intenso. Gioca su note del sottobosco, speziate, di china, cuoio, note affumicate e balsamiche. Un piacere portarlo al naso. Successivamente evolve a sentori di frutta rossa, vegetali, caffè e tabacco dolce. Bicchiere complesso, si sente il varietale, per carità non voglio certamente raccontare il contrario, tuttavia risulta mai scontato, mai legnoso, mai banale. Elegante! Questo si può dire di questo naso.

Il sorso è sapido con tannino in perfetta armonia. Le parti morbide, glicerina in primis, contrappongono e lo rendono rotondo ed avvolgente. Beva che richiama in pieno tutto ciò che sentivamo al naso, di ottima bevibilità, ha struttura tutt’altro che invadente. Chiude lungo, lasciando al palato una nota balsamica, di frutta matura e sapida.

Interessante bottiglia, che si distacca dai suoi “simili” per la buona bevibilità, per il legno ed il frutto mai scontati, la quale può vantare ancora parecchi anni di invecchiamento.

Non chiamatelo dunque “Il solito internazionale”.

♥♥♥♥

martedì 29 novembre 2011

martedì 18 ottobre 2011

Vecchie Terre di Montefili ANFITEATRO 1997 - L’eleganza del Sangiovese


  • Produttore: Vecchie Terre di Montefili
  • Vino: Anfiteatro
  • Denominazione: Colline della Toscana igt
  • Vitigno: Sangiovese 100%
  • Annata: 1997
  • Tit. Alcolemico 13,5% vol.
  • Prezzo: > 55 €
 Alcune tra le migliori serate “divino” le ho trascorse fin ora in Toscana. In compagnia di un gruppo di amici, ma soprattutto e sempre in presenza del grande Michele, persona che con immensa passione mi ha trasmesso ed insegnato molto sulla cultura del vino e grazie al quale ho scoperto e vissuto momenti davvero unici. Grazie Battì!

Così, all’ultimo incontro Michele appoggia all’insaputa di tutti una bottiglia coperta sul tavolo. Nostra consuetudine quest’ultima. Ci divertiamo, siamo ragazzi!

Quindi, nel calice mi ritrovo uno splendido vino dal colore granato, non troppo carico, luminoso e dalla setosa stoffa. Incuriositi, immediatamente tutti lo portiamo al naso. Dopo alcuni minuti di silenzio generale e certi sguardi attoniti esclamo soddisfatto: “questo è un Sangiovese!”

Scopriamo la bottiglia e leggiamo: ANFITEATRO 1997

E che Sangiovese. Di quelli veri, elegante, di grande intensità. Esprime al meglio la nobiltà di questo vitigno toscano. Un bagaglio olfattivo importante. Sanguigno, floreale, frutta matura, spezie e tabacco. “Tanta roba” come si dice da quelle parti. Di grande pulizia, sia al naso che successivamente all’assaggio.

In bocca è austero, proprio ora nel pieno del suo equilibrio. Un sorso ancora fresco, con tannino ben inserito, elegante, mai pesante, dal finale lungo. Un Sangiovese purosangue che ha bisogno forse di essere aspettato, ma che dopo quattordici anni ha regalato emozioni pure.

Ora resta solamente la curiosità di assaggiarlo “giovane”.

Stay tuned.

♥♥♥♥♥
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