
Soltanto Sergio Manetti poteva creare Le Pergole Torte, perché era un uomo unico, straordinario,
carismatico, capace di trasformare le emozioni in vino. Nel 1967, Manetti - allora industriale
Siderurgico - acquistò la fattoria per Lire 5.900.000, come casa di vacanza. Il primo vino prodotto fu un Chianti Classico del 1971. Poi con l’ausilio ed i consigli
dell’amico di sempre Giulio Gambelli (Maestro assaggiatore) dall’anno successivo avviò l’impianto di una vigna di Sangiovese di un ettaro e
mezzo. Il nome imposto all'appezzamento fu "Le Pergole Torte" e la produzione andò in commercio per la prima volta
con la vendemmia 1977 come vino da tavola, perché fuori dal disciplinare del
Chianti Classico.
Dopo la morte di Sergio, scomparso il 14 Novembre del 2000, è il figlio Martino Manetti, classe 1970, a portare avanti l’azienda. Conduce oggi circa diciannove ettari vitati, articolati su nove vigne, delle quali, cinque di proprietà: Le Pegole Torte, Montevertine, Il Sodaccio, Il Casino e Pian del Ciampolo.
Dal punto di vista produttivo la storia di Montevertine è un po’ complessa. Dalle vigne sopra descritte si ottengono in media 80.000 bottiglie l’anno, su tre sole etichette, tutte a base Sangiovese, denominate: Le Pergole Torte, Montervertine e Pian del Ciampolo. Queste ultime due con piccole percentuali di Canaiolo e Colorino. Nella lunga storia aziendale, c’è stato spazio anche per esperimenti e tentativi vari, che hanno dato luce a vini oggi introvabili, come il Thea di Maggio 1992, da uve botritizzate e vinificate in bianco. Meritano un ricordo inoltre il Chianti Classico prodotto dal 1971 al 1981, due rossi - talvolta grandissimi - Il Sodaccio ed il Cannaio, prodotti in esclusiva per il Ristorante Pinchiorri di Firenze, il bianco “M” realizzato in poche annate, tra il 1982 e il 1999, e due vini estemporanei: L’Ottantanove di Sergio Manetti ed Il Novantuno di Sergio Manetti, frutto del declassamento del Pergole Torte.
A partire dal 1982 è stato l’artista pittore Alberto Manfredi, caro amico di Manetti, a disegnare le etichette di Le Pergole Torte. Ogni anno diverse, sono ritratti di donne mezzobusto o semplici volti, dall’espressione sensuale e, a volte, indefinibili. Manfredi, ha lasciato un tale archivio di disegni che ancora oggi, a distanza di anni dalla sua scomparsa, vengono ancora utilizzati per le etichette.
Il Pergole torte è oggi prodotto anche con quanto di meglio forniscono le altre parcelle aziendali. I grappoli vengono selezionati in vigna alla raccolta, diraspati e sottoposti a pigiatura soffice. Il mosto ottenuto viene messo in vasche di cemento vetrificato, dove avviene la fermentazione alcolica per azione dei lieviti naturali. Salvo rarissime eccezioni (solo nel 2003) non viene in alcun modo manipolata la temperatura nei locali di fermentazione. La macerazione dura in media 3 settimane, alla quale segue poi la fermentazione malolattica. Il vino, successivamente passa 3 anni nei legni, dapprima in barrique (nuove per il 20%) per circa 10 mesi, il resto in tonneau e botti di vari tagli, dai 550 litri ai 18 ettolitri. Un nuovo assemblaggio in cemento precede l’imbottigliamento, per il quale non si procede ad alcuna filtrazione. Dopo la morte di Giulio Gambelli, oggi l’enologo dell’azienda è Paolo Salvi, suo allievo.
A cura di Michele Battistini.
Pergole Torte 1997 - vendemmia a ★★★★ :
Colore trasparente, su toni granati che virano all'arancio. Naso inizialmente chiuso, sembra quasi non voglia donarsi. Forse un po' di riduzione. Dapprima, più che ferroso: ematico. Si apre poi alla prugna e ad una fresca nota mentolata ed officinale. Il sorso è principalmente costituito dalla sapidità, il tannino è ormai inserito, a spiccare è la balsamicità. Bottiglia dalla struttura sottile e vellutata. Annata probabilmente secondaria, contrariamente a quello che spesso si è letto di questo millesimo. Infatti l'esito è tra i meno interessanti della verticale. 85 punti.
Pergole Torte 1998 - vendemmia a ★★★★ :
Granato leggermente più buio e velato. Naso impressionante, intenso, su note ferrose che ricordano la ruggine ed il rame. Mentolato, fiori di geranio, arancia essiccata ed una nota terrosa che, qualcuno descrive: «come quando tiri su le carote». In bocca è dinamico, verticale e severo, con ritorni speziati. Fantastica l'acidità, così come il tannino ancora leggermente ruvido. Grande espressione del Pergole, sicuramente tra le migliori bottiglie della degustazione. 93 punti.
Pergole Torte 1999 - vendemmia a ★★★★★ :
Rubino tendente al granato. Naso interessante, variegato, che ricorda la prugna secca, l'albicocca, le erbe selvatiche, gli agrumi, la china ed il cocomero. Come sottofondo: caffè, cacao, liquirizia ed una fresca balsamicità. La bocca è sostenuta da una bella acidità che avvalora gli estratti ed il tannino: ora alla sua quintessenza. Per alcuni, la migliore bottiglia della serata. Vista in prospettiva si merita 95 punti.
Pergole Torte 2000 - vendemmia a ★★★ :
Pergole Torte 2000 - vendemmia a ★★★ :
L'ultima vendemmia di Segio Manetti, ed è un onore descriverla: Il più trasparente, di color rubino con riflessi granati. Naso che richiama le sensazioni fruttate, floreali e terrose tipiche del vitigno e della zona di coltivazione. Liquirizia ed una sottile nota eterea. In bocca è equilibrato, rotondo, con tannino elegante, ma deciso. Finale balsamico ma amaro. Annata non grande a Radda. Diciamo che non ci ha molto convinto, forse necessita ancora di qualche anno di sviluppo. 89 punti.
Pergole Torte 2001 - vendemmia a ★★★★★ :
Pergole Torte 2001 - vendemmia a ★★★★★ :
Grande annata a Montevertine. Mediamente scuro, il colore è rubino compatto. Si stacca notevolmente rispetto alle annate precedenti per intensità ed eleganza. Manca un filo conduttore. Naso caldo, maturo, di funghi, di verdure cotte e quel ricordo di cetriolo. Sotto: un fondo balsamico. Paradossalmente sembra il più evoluto. Bocca austera, tannino presente, forse un po' troppo, con finale teso, abbastanza lungo ed amaro. Probabilmente - sperando sia così - una bottiglia sfortunata. 82 punti.
A prescindere dall'andamento della degustazione, Le Pergole Torte, assieme a poche altre realtà ilcinesi, resta una delle migliori espressioni del Sangiovese in purezza. Non solo a Radda in Chianti, non solo in Toscana, probabilmente in tutta l'Italia.



