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venerdì 14 giugno 2013

Domenica 16 giugno 2013 tutti a Brisighella dai Bioviticultori...

Finalmente è arrivata la bella stagione. Ed io mi ci vedo già, sulle colline rigogliose di Campiume, nei pressi di Brisighella, sdraiato all'ombra, la brezza che mi rinfresca ed un calice di vino dei BioVitiCultori.

Perché Vini da Terre, Terre da Vini è anche questo. Il potersi rilassare, immersi nell'ambiente in cui questo nettare viene prodotto. Per poterlo comprendere e goderselo con un approccio diverso, informale, meno tecnico e, probabilmente più festoso, rispetto alle canoniche degustazioni.


Le aziende che fanno parte dell'associazione Bioviticultori Andrea Bragagni, Fondo San Giuseppe, Paolo FrancesconiIl PratelloVigne dei Boschi Vigne di San Lorenzo - vi aspettano a Campiume per farvi assaggiare le loro etichette.

I vitigni coltivati, sono principalmente gli autoctoni della Romagna Sangiovese ed Albana. Si passa poi al Trebbiano, per finire con le antiche uve recuperate come il Centesimino, il Malbo Gentile, il Cor d'Usel, il Famoso ed il Pagadebit. Non mancano poi gli internazionali Cabernet Sauvignon, Pinot nero, Syrah, Riesling, MarsanneSauvignon e Chardonnay. Vini dalla spiccata personalità, che si distaccano nettamente da banali omologazioni. Insomma ce n'è per tutti i gusti.

Quindi se volete assaggiare qualcosa di nuovo, se siete amanti dei vini ottenuti con metodi biologici o biodinamici, se volete fare scorta di vino, o semplicemente volete rilassarvi a bordo piscina con gli amici o la famiglia, assaporando gli ottimi vini dei Bioviticultori, domenica 16 giugno, Campiume è il posto che fa per voi. E se vedete in lontananza un losco figuro sdraiato sotto l'albero. Quello sono io!

Di alcuni di loro - con il tempo vi racconterò di tutti - ho già scritto su queste pagine. Per chi vuole approfondire:



giovedì 6 giugno 2013

Estasi per Camillo Donati ed alla "terziarizzazione" del Lambrusco!




Produttore: Camillo Donati
Denominazione: Lambrusco dell'Emilia IGT
Vitigni: Lambrusco Maestri 100%
Annata: 2006
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Prezzo: < 9 
Url: www.camillodonati.it

Dunque: chi dice che il Lambrusco sia un vino che vada bevuto nell'anno, al massimo quello dopo, sbaglia di grosso. Oppure si riferisce a quei "lambruschini" ruffiani tutti Big Babol e spezie, costruiti a meraviglia. La prova l'abbiamo avuta pochi giorni fa a pranzo io, Vittorio, Daniele e Sara.

Innanzitutto ringrazio l'amico Andrea che gentilmente ci ha regalato questa bottiglia esclamando: «Vi lascio questa. Provatela, ma non so se è ancora buona. Fatemi sapere!» 

È trascorso poco, giusto il tempo di farla raffreddare il minimo indispensabile e: ALT - FERMI TUTTI! È quello che abbiamo esclamato portando al naso il bicchiere. Eravamo in estasi totale. La terziarizzazione si era impadronita della bottiglia. I profumi erano riconoscibili, ma completamente evoluti: la frutta, in confettura; le erbe e le spezie, in macerazione, persino qualcosa di etereo, profondo, ramificato. Poi, sentire distintamente il profumo della terra, della zolla di terra umida (sentore spesso assimilabile al Lambrusco) così delineato ed intenso, ci ha trasportati direttamente nell'orto a raccogliere spezie profumate. E non so per quale strano motivo mi sono poi immaginato a camminare in vigna con Camillo Donati mentre mi raccontava della sua terra e del suo lavoro, assaporando così intrinsecamente l'emozione. Baroleggiante - lo so, è un azzardo, non gridate allo scandalo - ma qualcuno l'ha esclamato. Infatti nella terziarizzazione alcune similitudini le abbiamo ritrovate: è innegabile. Poi, c'erano le bolle. Grandioso, non una riduzione, nemmeno il più piccolo difetto. Tanti profumi, tanta intensità, tanta voglia di raccontarsi ancora. Mineralità, equilibrio e simmetria tra il sorso ed i profumi, ravvivati da quel tocco di emiliana frizzantezza. Una sola parola: armonia.

Questi sì che sono assaggi inaspettati. Probabilmente è stata una delle più grandi emozioni che un Lambrusco mi abbia saputo dare fino ad ora.


Se volete saperne di più su Camillo e della mia visita in cantina, cliccate qui.

giovedì 2 maggio 2013

Vino del Poggio di Cervini Andrea - per la serie "il vino che non ti aspetti"

Produttore: Az. Ag. Cervini  Andrea
Denominazione: Vino da Tavola
Vino: Vino del Poggio
Vitigni: Malvasia di Candia Aromatica  - Marsanne in minima parte
Annata: 2010
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Caratteristiche: lieviti autoctoni, 6 mesi di macerazione sulle bucce, niente solforosa in vinificazione, nessun controllo delle temperature, nessuna filtrazione né stabilizzazione
Prezzo: 13 

Bologna, Gustonudo, tutto ebbe inizio al banco di Giulio Armani. Mi trovavo di fronte ad una bella verticale di Dinavolo, 2008 e 2006 in grande forma e perfetto equilibrio, quando il buon Giulio, al termine della degustazione mi disse: «se vuoi sentire qualcosa di assolutamente nuovo, vai da Andrea, è un amico!» Seguii il consiglio, ed infatti lo stile era il medesimo e l'assaggio fu effettivamente convincente. Così mi portai a casa una bottiglia di Vino del Poggio da assaggiare con calma.

L'occasione è venuta alcune sere fa, durante un incontro clandestino romagnolo, con l'amico Eugenio ed altri compagni di elevata cultura ed esperienza nel campo dell'enomondo. Le bottiglie sul tavolo erano parecchie e la prima ad essere versata fu proprio questa. Poco dopo, in molti esclamarono: «Siamo partiti troppo bene!». Infatti, senza nulla togliere alle altre, è stata l'etichetta che ha stupito e soddisfatto maggiormente.

Insomma, il vino macerato che non ti aspetti, del colore della cipolla, con tanto di velatura che fa molto "natural-macerato". Dal ventaglio olfattivo in continua progressione, nel quale è immediata l'aromaticità del vitigno. Profondo, sfaccettato, pulito, dall'equilibrata volatile che convoglia e rinfresca i profumi, che variano dalla frutta matura gialla e secca, alle erbe officinali, ai capperi, con finale dolce ed agrumato tipico della tipologia. Il sorso è caratterizzato dall'elevata sapidità, dal tannino fittissimo e da una rotonda morbida avvolgenza. Gustoso, equilibrato, piacevole, davvero un gran vino, con zero, zero sbavature.


Tra l'altro, Andrea Cervini produce una Barbera davvero gustosa, anche questa assolutamente da non sottovalutare. Un produttore da seguire con attenzione dunque, perché la strada che sta percorrendo è quella giusta e sono certo che farà sicuramente parlare di sé in futuro. Del resto, Giulio Armani Docet.

giovedì 14 marzo 2013

A Bologna dal 23 al 25 marzo 2013 ritornano i vignaioli eretici di Gustonudo

Credit immagine: www.gustonudo.net

Sono ormai settimane che attendo con entusiasmo questo evento eno-culturale bolognese. L'attesa e le aspettative, per questa edizione del 2013, sono alte. Perché quest'anno Gustonudo si supera. Oltre 60 produttori da tutta Italia, tra i quali spiccano aziende di livello veramente elevato. Nuova location: Senza Filtro in Via Stalingrado, 59. Ambienti più grandi - ex fabbrica abbandonata, bonificata e gestita dall’associazione Planimetrie Culturali - più comodo: si trova in zona fiera, a meno di un chilometro dopo l'uscita 7 della tangenziale di Bologna, con migliori possibilità di parcheggio e senza dover entrare nel traffico del centro.

Il format si arricchisce, perché oltre agli assaggi liberi di tutti i produttori presenti, con possibilità di acquisto dei vini, ci saranno degli approfondimenti, con la possibilità di iscriversi a degustazioni guidate, eventi musicali, spazi alimentari con assaggi sensoriali e la presentazione del libro "Vino critico, Guida ai vini indipendenti di qualità" edito da Altreconomia e curato da Officina Enoica. In più, ci sarà la presenza dello staff di Pietre Colorate.

Link utili:
  • Programma, orari e degustazioni - qui
  • Elenco dei Produttori suddivisi per regione - qui
  • Info - qui

L'ingresso è di 13 €, comprensivo di un buono sconto di 5 €, per l'acquisto di un vino. Un prezzo veramente ragionevole che, in questo periodo, può fare la differenza.

Se siete curiosi di provare vini che provengono da piccole realtà contadine, nelle quali il rispetto per la natura e per l'uomo è alla base del loro credo, se siete stanchi di bere vini omologati ed avete la voglia di intraprendere un nuovo percorso gustativo, se non conoscete l'agricoltura biologica o biodinamica, allora Gustonudo è l'occasione che fa per voi.

Se invece conoscete tutto questo, ma avete voglia di ritrovare i produttori che vi hanno emozionato con i loro vini e conoscerne dei nuovi, fare scorta, Gustonudo è comunque l'occasione giusta.

Io ci sarò, magari si beve qualcosa assieme.

martedì 19 febbraio 2013

Uscire con un vino dopo 12 anni, è possibile. Lo fa Casa Caterina con il "Vita Grama"



Produttore: Casa Caterina
Denominazione: Vino da tavola rosso
Vino: Vita Grama
Vitigni: Merlot 60% - Cabernet Franc 35% - Cabernet Sauvignon 5% 
Annata: 2000

Caratteristiche: lieviti autoctoni, assenza di solforosa, nessuna filtrazione ed altre stabilizzazioni
bottiglia n: 2467 di 6000 - in commercio da meno di un anno
Tit. Alcolemico: 12,5 % vol.
Prezzo: < 14 € - comprato in enoteca

Casa Caterina, non è solo spumante metodo classico in zona Franciacorta. Sì, in zona, perché non aderisce all'omonima DOCG. Sita a Monticelli Brusati (BS), a 3 chilometri dal lago d'Iseo questa piccola azienda artigianale lavora con i criteri della biodinamica. Nei circa 10 ettari di vigneto, vi sono piantate 37 diverse varietà di vitigni. Una follia? Niente affatto, la loro è una lunga ricerca dedita alla comprensione del territorio, con il fine di tradurlo ed esaltarlo grazie ai vitigni più appropriati. Terreni difficili, che richiedono al vino lunghi affinamenti e gli donano longevità. Per questo motivo i fratelli del Bono escono con bottiglie dal millesimo non sempre recente.

L'etichetta ed il nome "Vita Grama" sono un atto d'amore, una dedica di Aurelio ed Emilio del Bono, al padre ormai scomparso. Ed infatti - racconta Aurelio via telefono - «le mani che si vedono in etichetta sono proprio le sue, quelle di mio padre. Perché» - continua - «la sua, è stata davvero una vita grama, di sacrifici, in campagna non c'erano le comodità di oggi, era dura!».

In commercio da inizio 2012, il vino ha trascorso due anni e mezzo in legni di varie misure, un lungo riposo in acciaio e tre anni in bottiglia.

Agile: nel calice è granato vivo, che sfuma e si attenua in unghia. Caffè, cacao e cuoio, si presenta così al naso. Seguono intense sensazioni laccate e terziarie. C'è un ricordo chiaro e fresco di cocomero, che fa tanto Toscana. Ci si ritrova il fungo, la terra, il muschio, ed il bosco dopo una pioggia primaverile. Del varietale c'è solo la parte più nobile, non stereotipata. C'è la frutta rossa evoluta, ed una freschezza che lo rende attraente. Ho come il presentimento che la bottiglia finirà in fretta.

Ingresso snello, piacevole, veloce, si beve meravigliosamente, 12.5° sono uno spasso. Il gusto è preciso: caffè e cacao. Possibile che un vino del genere possa costare così poco? Sono meravigliato, soddisfatto, ne voglio ancora! Il tannino è vivo, piacevole, c'è freschezza, c'è polpa. Una volta mandato giù il sorso poi: che tenuta. Complimenti ad Aurelio ed Emilio del Bono, continuate così!



Per il rapporto felicità / spesa, di cuoricini se ne merita 5 belli pieni.

lunedì 7 gennaio 2013

Il Kurni - un vino da "estremismi"

  • Produttore: 
    Oasi degli Angeli
  • Denominazione: Marche Rosso I.G.T.
  • Vitigno: Montepulciano 100%
  • Annata: 2007
  • Tit. Alcolemico: 15%
  • Prezzo: 75 € - comprato in enoteca
  • Url: www.kurni.it
Devo dire che il Kurni lo conosco e lo bevo da tempo. Praticamente dagli albori della passione per il vino. Forse, la prima annata era la 2000, non ricordo, ma da subito entrò nei vertici delle mie preferenze. Da allora, i miei gusti si sono notevolmente evoluti ed affinati. Così, in questi ultimi anni, aprendone una bottiglia, timoroso, penso sempre: lo apprezzerò ancora? Resterà sempre tra i miei vini del cuore?

Che il Kurni sia un vino che divide gli appassionati è chiaro a tutti. Ok, ora metto giù quattro righe, mi schiero da una parte, ed il gioco è fatto. Post chiuso. Troppo facile, questo vino va spiegato, va capito, ma soprattutto va bevuto per essere compreso.

Facciamo un passo indietro: siamo nelle Marche, a Cupra Marittima (AP) a pochi chilometri dal mare, in una vallata, su terreni poveri, circondata e protetta da boschi, ad un'altitudine che arriva fino ai 300 m slm. Gli  ettari di Montepulciano allevati ad alberello sono circa dieci, ed hanno una densità di impianto che va dalle 15.000 alle - udite udite - 22.000 piante per ettaro, con bassissime rese. In vendemmia si raccolgono solo i grappoli perfettamente maturi, vigneto per vigneto, ed ogni singola micro-vendemmia viene vinificata separatamente  - nessun utilizzo di chimica in vigna - solo lieviti indigeni per la fermentazione. Le micro-vinificazioni avvengono sia in acciaio, che in tonneaux. Successivamente il vino viene immesso in barriques nuove per dieci mesi, ai quali seguono altrettanti mesi in altre barriques nuove. 200% di rovere novello, avete letto bene. La massa viene poi unita selezionando solo i migliori risultati, imbottigliata e dopo un breve riposo, commercializzata. Un'attenta e quasi maniacale ricerca della perfezione enologica, senza nessun intervento da parte della chimica.


Immagine presa da kurni.it
Ho da poco aperto questo 2007, (ora in commercio c'è il 2010) e le mie perplessità sono state fugate: il Kurni non solo continua a piacermi, ma secondo il mio parere, rientra anche tra i grandi vini d'Italia. No, non assomiglia a quel famoso Primitivo di Manduria, tanto meno ad un Amarone. E' unico perché assomiglia sempre e solo a se stesso. Non lo si deve confrontare con i più grandi nebbioli o sangiovesi - i miei attuali vitigni di riferimento per eleganza, longevità ed insuperabilità, che per certi versi, in vecchiaia si assomigliano - d'altro canto, è Montepulciano Kurni.

Nel calice è inchiostro blu che tinge, impenetrabile ed estremamente compatto. Ha intensità e complessità olfattive elevatissime, ai margini della scala. Ciliegia, mirto e marasca, il frutto dolce rosso e nero inonda letteralmente i recettori. Spezie, liquirizia, menta, sigaro dolce e brioche, sensazioni morbide ed avvolgenti. Il legno è avvertibile e presente, non v'è dubbio, ma perfettamente amalgamato con gli ingredienti che ne costruiscono l'ampio profilo olfattivo. Il sorso è concentrato, robusto e spinto sulle dolcezze, ma sorretto da un tannino fittissimo e piacevole che, aiutato dalla freschezza, rende il vino estremamente rotondo ed in armonia. Intensità e pienezza gustativa ai massimi vertici. 

Insomma il Kurni è un vino che consiglio vivamente di assaggiare - non giudicatelo alle manifestazioni (troppo giovane) o in batteria con altre mille etichette - prendetene una bottiglia, stappatela con calma e con le persone giuste, durante la cena o subito dopo, magari al posto di un Porto Vintage o di un Pedro Ximénez. Poi, non preoccupatevi se non finite la bottiglia - non è certo un vino dalla grande bevibilità - il giorno dopo, sarà ancora più buono.



P.s.
Due note negative: Primo, il prezzo in questi ultimi anni è notevolmente aumentato, sicuramente è colpa anche della crescente richiesta. Secondo: dall'annata 2006 in avanti la dolcezza è sempre più spinta verso l'alto. Non andrei oltre, ne risulterebbe un vino quasi abboccato e per certi versi pesante.

mercoledì 17 ottobre 2012

Ravenna Rosso IGT "San Lorenzo" 2006 - Vigne di San Lorenzo - Lo specchio di un territorio!


  • Produttore: Vigne di San Lorenzo
  • Denominazione: Rosso Ravenna IGT
  • Vino: San Lorenzo
  • Vitigno: Cabernet Sauvignon 50% - Merlot 50%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico: 13,5%
  • Prezzo: < 15 € in cantina.
Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo è un giovane vignaiolo dalle idee chiare e dalla sicura parlantina romagnola. Sono andato a trovarlo a Campiume - splendido agriturismo immerso nel verde - che era in piena vendemmia, tra uve che arrivavano e mosti che fermentavano. Ciononostante, gentilissimo ed ospitale, ha trovato il tempo per mettersi a sedere con me per una chiacchierata, con un tagliere e qualche assaggio.

Siamo sull'Appennino Tosco-Romagnolo, poco sopra Brisighella, ad un'altitudine di circa 200 metri s.l.m. I 3,5 ettari di vigneto sono a conduzione biologica, su terreni arenario-marnosi. In cantina le vinificazioni avvengono con tini scoperti, senza nessun tipo di controllo, né intervento. Lunghi affinamenti in barrique usate e bottiglia. Ultimamente, per il Sangiovese, l'affinamento è passato al legno grande e, dall'assaggio da botte, promette molto bene.


Tre le etichette: il Campiume, Sangiovese in purezza (di grande espressività), il Fieni, Malbo brisighellese in prevalenza ed, appunto, il San Lorenzo, Cabernet e Merlot. Chi pensa ad un vino speziato, fruttato, con quell'inconfondibile sentore di peperone e vaniglia si sbaglia di grosso. A mio parere, i metodi naturali di vinificazione, la cura delle vigne, ed il terreno Terroir, nel bicchiere risaltano, donando al vino caratteristiche uniche che sorprendono.


Il San Lorenzo è di color rubino scuro, cupo, che sfuma al granato. Imponente e profondo, ha sentori iniziali di china, speziati, del sottobosco, di tartufo e terrosi; si allarga poi alla frutta rossa cotta, al muschio, al tabacco, con sbuffi balsamici. Un ampio ventaglio di profumi che nel calice offrono una buona evoluzione. Solo un po' confuso, con un briciolo di finezza in più sarebbe perfetto.

In bocca ha rotondità e pienezza - non siamo di fronte ad un vino beverino - con tannino vivo e calore. Il frutto avvolge il palato come un tessuto, ma non risulta pesante. L'acidità e la grande sapidità lo rendono scattante, rinfrescano il sorso che, lungo, lascia ricordi balsamici e di spezie. Un vino che mi piace parecchio, longevo, che ne guadagnerà certamente con l'evoluzione.


Filippo, tra l'altro, insieme a 5 viticoltori, fa parte di un'associazione chiamata i Bioviticultori: un interessante e giovane progetto che apprezzo parecchio per quell'idea del promuovere il territorio, con un'unica voce, senza guardare al singolo, ma nel globale - l'unione fa la forza per i Bioviticultori. Un gruppo di sei piccole realtà da tenere d'occhio, da non sottovalutare e, per alcuni produttori, da prendere come esempio. I riconoscimenti non mancano, i miei ultimi assaggi, me lo confermano.



martedì 18 settembre 2012

Mi presento: sono un vino rivedibile e mi chiamo Foradori 2008


  • Produttore: Elisabetta Foradori
  • Vino: Foradori
  • Denominazione: Vigneti delle Dolomiti IGT 
  • Vitigno: Teroldego 100%
  • Annata: 2008
  • Tit. Alcolemico: 13%
  • Prezzo: < 14 € - comprato in cantina
  • Url: www.elisabettaforadori.com

Certo che essere uno dei fratelli del Granato, non è facile. Le persone si aspettano comunque qualcosa da te, anche se sei il più piccolo, anche se effettivamente non vuoi assomigliare a nessuno dei tuoi fratelli e nemmeno esserlo, anzi. In più, ti devi portare come una cicatrice la scritta “sono un vino rivedibile". Ma questo, non è uno sfregio, è una ribellione, un vanto. Ora, non ho trovato indispensabile andare a documentarmi sul motivo di questo declassamento. Colore, profumi, struttura, tipicità? Non possono essere quelle il problema. Secondo il mio parere ci dev'essere qualcosa da rivedere su alcuni parametri del disciplinare, oppure su chi esegue i test. Che l'abbiano trovato "troppo buono?"

Il Foradori proviene da alcune diverse parcelle dei vigneti aziendali. Fermenta in vasche aperte ed in parte in botte. Successivamente matura in barrique ed in botti di varie dimensioni, ed acciaio per 12/15 mesi. Io l'ho trovato tipico e riconoscibile.

Rosso impenetrabile e violaceo nello sfumare. Intenso, piacevole, ha sentori tipici del vitigno. Mirtillo, cannella, muschio, note speziate e balsamiche. Ricordi di pasticceria e tocchi vanigliati. In bocca è vellutato e balsamico, con tannino morbido ed equilibrato. Gustoso e piacevole. Discretamente lungo e sapido nel finale. Bevibilità, fluidità, tipicità ed eleganza.

Dimenticavo: stiamo parlando di Elisabetta Foradori, una delle signore italiane della biodinamica. Nessun tipo di stonatura, nessuna riduzione, né tanto meno difetti, niente.
♥♥

mercoledì 27 giugno 2012

Una mattinata romagnola a casa di Paolo Badini, degustando Vigne dei Boschi

È bastato un venerdì libero e soli quaranta minuti di macchina per arrivare da Paolo Badini, che assieme alla moglie Katia Alpi (persone gentilissime, accoglienti e disponibili) conducono questa piccola realtà vitivinicola chiamata Vigne Dei BoschiPer il poco tempo, per la cantina in ristrutturazione, e per le vigne non troppo vicine, si è scelto di mettersi al tavolo per una lunga e piacevole chiacchierata, degustando, ed ascoltando Paolo raccontarsi in questa avventura.

Le vigne - poco più di 6 ettari -  sono a circa 10 km sopra Brisighella, in provincia di Ravenna, ad un'altitudine che si aggira sui 400 metri s.l.m. Da qui la Toscana è davvero vicina. Paolo, racconta che la vite veniva coltivata in questi luoghi già dal lontano 1600. Nel 1989 compra il terreno, dopo quattro anni di viticoltura tradizionale (i primi tre senza vinificare) dal 1994 passa al biologico e dal 2002 alla biodinamica.

La Torre dell'orologio - Brisighella
I vitigni: Si parte dal Sangiovese, proveniente da un'attenta selezione clonale di vecchi vigneti di oltre 50 anni, allevati ad alberello romagnolo¹. Si continua con l'Albana, anche questa ottenuta da selezioni clonali di vecchi vigneti, al Sauvignon Rosso e al Malbo Brisighellese²Si passa poi ai più internazionali Sauvignon Bianco, RieslingPinot Nero e Syrah. Alla domanda: Come mai la scelta di piantare questi vitigni? "Sono quelli che piacciono a me". Come dargli torto, li amo anche io!

Le vinificazioni: In cantina non si usa nessun prodotto. Le vinificazioni avvengono naturalmente, in cemento, barrique e tonneaux mai nuovi, utilizzati esclusivamente come contenitori. Unica eccezzione la fa il Riesling, che vinifica in acciaio. Lunghe macerazioni per i rossi, e dal 2004, anche per l'Albana. "Ci vuole tempo e pazienza con questi vini", racconta. Lunghi affinamenti in legno e lunghe soste prima della messa in commercio. Travasi quando è necessario, poca solforosa, ed imbottigliamento manuale per caduta.

Le ore passano serene e piacevoli, si degusta, si parla di lieviti indigeni, rifermentazioni naturali, di vitigni autoctoni ed internazionali, di difetti e della concezione dei vini naturali in Italia.



Gli assaggi: purtroppo non erano ancora pronte le nuove annate di alcuni vini. Quali il Monterè, Albana - il 16 Anime, Riesling - il Poggio Tura, Sangiovese - ed il Longarè, Syrah. Quest'ultimo assaggiato da botte. Niente paura, tornerò a trovarlo! Anche senza questi assaggi, tra cui alcune etichette di punta, è stato comunque un successone.


Borgo Casale 2005 - Sauvignon Bianco: Oro chiaro, leggermente velato e di consistenza. Al naso non c'è da aspettarsi i classici sentori del vitigno. Esotico, salino, si apre piano con erbe aromatiche, note cerate ed importante mineralità ed intensità. Al palato è rotondo e pieno, nonostante un'alta sapidità e leggero tannino. Alcuni direbbero "grasso". Chiude lungo, con freschi ricordi citrini. Interessante, piacevole, ha buona bevibilità, tuttavia non di facile approccio.

Nero Selva 2006 - Pinot Nero: Anche qui, al naso, il territorio viene prima delle note varietali, che poi arrivano, sia chiaro. In primis abbiamo sentori minerali e terrose, poi il frutto nero e la spezia. In bocca ha tannino e acidità elevate, va aspettato. Interessante, giocato su note più sottili, anche se, dice Badini, il suo Pinot Nero viene meglio in annate peggiori, ed è soggetto a grandi cambiamenti dovuti all'evoluzione. Un vitigno che lo appassiona, perché, ogni vendemmia è una sfida.


Borgo Stignani 2006 - Malbo brisighellese: Passiamo ad altri sentori, dominanti quelli della frutta rossa, piacevole, territoriale, di buona intensità ed invitante. In bocca ha tannino vivo, mineralità e piacevolezza di beva. Davvero una sorpresa per quello che potevo ricordare di questo vitigno.


Borgo Stignani 2007 - Malbo brisighellese: Annata calda. Dai 13 gradi del 2006, si passa ai 15 gradi. Più caldo e più intenso al naso. In bocca ha tannino in evidenza che invoglia alla beva, un bel frutto polposo, una bocca parecchio interessante. Il legno maggiormente presente, è perfettamente inserito e va a regalare ulteriore complessità. Che buono questo Malbo Brisighellese. Da non sottovalutare!


Settepievi 2006 - Malbo brisighellese 60% Sangiovese 40%: Sicuramente il mio preferito tra questi assaggi. Ha intensità e grande bevibilità. Il Sangiovese in questa fase sembra quasi dominare con le sue inconfondibili note - ed il pensiero va al Poggio Tura che oggi non sentirò. Il Malbo con il suo frutto polposo lo rende più completo. Elegante, fine. Insomma buonissimo, longevo, da bere!


Rosso per Te 2005 - Sauvignon Rosso: Solo 11,5 gradi (da vendemmi anticipata). Giocato sulle finezze, ha bevibilità e naso invitante. Frutta del bosco, note floreali, pepe, speziature e aromaticità. In bocca è leggero, piacevole di frutta e di spezie, che lo accompagnano in modo gustoso fino alla chiusura. Per gli amanti del genere!


Longrè 2008 - Syrah (campione da botte): In questa sua fase ha chiare ed intense note di pepe e lamponi tipiche del vitigno. Ha corpo pieno, polposo e giovani spigoli da levigare. Visto in divenire, promette assai bene.

In conclusione: un'altra sana, piccola realtà, che fa parte della corrente dei viticoltori che lavorano in modo naturale, con i loro pregi e con i loro difetti. In me queste aziende agricole suscitano fascino ed attrazione, per la loro non standardizzazione, per la loro unicità e per quella nostalgica atmosfera di "una volta" che si portano dietro. Certo, non sono sempre facilmente approcciabili, soprattutto da eventuali consumatori occasionali. Anche a questo servono i Wine Blog, per far conoscere realtà come questa, per fare in modo che anche essi, a piccoli passi, possano avvicinarsi a questo particolare "mondo del vino".



¹ Mi viene spiegato che anticamente l'alberello romagnolo aveva la particolarità di non uscire con un unico ceppo dal terreno, per poi dividersi. Bensì, il corpo principale restava sotterrato e dal terreno uscivano direttamente i tre tralci.

² Biotipo diverso dal grappolo spargolo, del più famoso Malbo Gentile coltivato principalmente nel modenese o nel reggiano. Soprattutto utilizzato in assemblaggio con il lambrusco.

martedì 5 giugno 2012

Il Montefalco Rosso 2005 di Paolo Bea è un gran vino. Non fate il mio errore, apritelo per tempo!


  • Produttore: Antica Azienda Agricola Paolo Bea
  • Vino: Montefalco Rosso  - Vigna San Valentino
  • Denominazione: Montefalco Rosso DOC
  • Vitigno: Sangiovese 70% - Montepulciano 15% - Sagrantino 15%
  • Annata: 2005
  • Tit. Alcolemico: 13% vol.
  • Prezzo: < 35 €

Inutile spiegare chi sia Paolo Bea, basta dire che è uno dei fondatori dell'attuale consorzio dei ViniVeri. Eppure, conoscendo l'azienda, il suo lavoro ed i suoi vini, ora vi racconto come sia stato facile fare la scelta sbagliata nell'aprire questa bottiglia.

Sabato sera, a casa ti aspetta una bella cena, hai voglia di star bene e manco a dirlo, bere bene. Sicuro dal frigocantina prendi la bottiglia che mentalmente avevi selezionato. La apri, ne versi due bicchieri, e inizia la cena. Questo è il modo migliore per farsi un'idea sbagliata, segnare irreparabilmente in modo negativo alcune bottiglie e certi produttori. E dire che c'era scritto anche in etichetta: "...stappando la bottiglia 2-3 ore prima". La temperatura era bassa, aveva bisogno di prendere gradi, di aprirsi. Dovevo dargli il suo tempo insomma. Che grosso errore. Non ci ho pensato due volte, ho ritappato la bottiglia ed ho pensato: "a domani!". Alla fine, ne sono passati due di giorni. La riprendo e sicuro ne verso due calici. Spettacolo!


Ciò che mi affascina di queste bottiglie è proprio la straordinaria capacità di miglioramento che ricevono grazie all'ossidazione (certo, limitata al breve arco di tempo di alcuni giorni). Vengono amplificati sia il bagaglio olfattivo che quello gustativo. L'unico appunto è proprio di non fare il mio errore. Apritela per tempo!

Ma veniamo alla degustazione. Granato di media consistenza e scarico - chissà perché i rossi del cuore sono tutti scarichi di colore - elegante, antico e di grande intensità giocata sulle sottigliezze che invitano ad essere scoperte. La scoperta del profumo che tanto affascina e ammalia, qui per niente scontato, anzi! Al naso arrivano erbe officinali in macerazione, tabacco dolce, inchiostro, china e liquirizia. In un secondo momento si colgono leggeri tocchi di lamponi maturi, frutta e fiori in macerazione, note terrose, rabarbaro ed una eterea sensazione che nell'immaginario mi ha trasportato nella vecchia casa di campagna della nonna. Fresca, ombrosa e con quel caratteristico odore emanato da quel vecchio arredamento in legno. L'assaggio è come un manto vellutato che avvolge il palato, freschezza e sapidità di spessore, tuttavia di grande equilibrio, tannino finemente percettibile e grande, grande bevibilità - sono sempre più convinto che la bevibilità sia da molti sottovalutata, invece parte fondamentale della piacevolezza di un vino - chiude lungo, lasciando sensazioni di china ed erbe officinali. È il Montefalco Rosso 2005 (indimenticabile) di Paolo Bea.


♥♥♥♡


P.s. Cosa ho bevuto poi quel sabato sera? Solo bolle!
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