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venerdì 14 giugno 2013

Domenica 16 giugno 2013 tutti a Brisighella dai Bioviticultori...

Finalmente è arrivata la bella stagione. Ed io mi ci vedo già, sulle colline rigogliose di Campiume, nei pressi di Brisighella, sdraiato all'ombra, la brezza che mi rinfresca ed un calice di vino dei BioVitiCultori.

Perché Vini da Terre, Terre da Vini è anche questo. Il potersi rilassare, immersi nell'ambiente in cui questo nettare viene prodotto. Per poterlo comprendere e goderselo con un approccio diverso, informale, meno tecnico e, probabilmente più festoso, rispetto alle canoniche degustazioni.


Le aziende che fanno parte dell'associazione Bioviticultori - Andrea Bragagni, Fondo San Giuseppe, Paolo Francesconi, Il Pratello, Vigne dei Boschi e Vigne di San Lorenzo - vi aspettano a Campiume per farvi assaggiare le loro etichette.

I vitigni coltivati, sono principalmente gli autoctoni della Romagna Sangiovese ed Albana. Si passa poi al Trebbiano, per finire con le antiche uve recuperate come il Centesimino, il Malbo Gentile, il Cor d'Usel, il Famoso ed il Pagadebit. Non mancano poi gli internazionali Cabernet Sauvignon, Pinot nero, Syrah, Riesling, Marsanne, Sauvignon e Chardonnay. Vini dalla spiccata personalità, che si distaccano nettamente da banali omologazioni. Insomma ce n'è per tutti i gusti.

Quindi se volete assaggiare qualcosa di nuovo, se siete amanti dei vini ottenuti con metodi biologici o biodinamici, se volete fare scorta di vino, o semplicemente volete rilassarvi a bordo piscina con gli amici o la famiglia, assaporando gli ottimi vini dei Bioviticultori, domenica 16 giugno, Campiume è il posto che fa per voi. E se vedete in lontananza un losco figuro sdraiato sotto l'albero. Quello sono io!

Di alcuni di loro - con il tempo vi racconterò di tutti - ho già scritto su queste pagine. Per chi vuole approfondire:



giovedì 6 giugno 2013

Estasi per Camillo Donati ed alla "terziarizzazione" del Lambrusco!




Produttore: Camillo Donati
Denominazione: Lambrusco dell'Emilia IGT
Vitigni: Lambrusco Maestri 100%
Annata: 2006
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Prezzo: < 9 €
Url: www.camillodonati.it

Dunque: chi dice che il Lambrusco sia un vino che vada bevuto nell'anno, al massimo quello dopo, sbaglia di grosso. Oppure si riferisce a quei "lambruschini" ruffiani tutti Big Babol e spezie, costruiti a meraviglia. La prova l'abbiamo avuta pochi giorni fa a pranzo io, Vittorio, Daniele e Sara.

Innanzitutto ringrazio l'amico Andrea che gentilmente ci ha regalato questa bottiglia esclamando: «Vi lascio questa. Provatela, ma non so se è ancora buona. Fatemi sapere!» 

È trascorso poco, giusto il tempo di farla raffreddare il minimo indispensabile e: ALT - FERMI TUTTI! È quello che abbiamo esclamato portando al naso il bicchiere. Eravamo in estasi totale. La terziarizzazione si era impadronita della bottiglia. I profumi erano riconoscibili, ma completamente evoluti: la frutta, in confettura; le erbe e le spezie, in macerazione, persino qualcosa di etereo, profondo, ramificato. Poi, sentire distintamente il profumo della terra, della zolla di terra umida (sentore spesso assimilabile al Lambrusco) così delineato ed intenso, ci ha trasportati direttamente nell'orto a raccogliere spezie profumate. E non so per quale strano motivo mi sono poi immaginato a camminare in vigna con Camillo Donati mentre mi raccontava della sua terra e del suo lavoro, assaporando così intrinsecamente l'emozione. Baroleggiante - lo so, è un azzardo, non gridate allo scandalo - ma qualcuno l'ha esclamato. Infatti nella terziarizzazione alcune similitudini le abbiamo ritrovate: è innegabile. Poi, c'erano le bolle. Grandioso, non una riduzione, nemmeno il più piccolo difetto. Tanti profumi, tanta intensità, tanta voglia di raccontarsi ancora. Mineralità, equilibrio e simmetria tra il sorso ed i profumi, ravvivati da quel tocco di emiliana frizzantezza. Una sola parola: armonia.

Questi sì che sono assaggi inaspettati. Probabilmente è stata una delle più grandi emozioni che un Lambrusco mi abbia saputo dare fino ad ora.

♥♥♥♥♥

Se volete saperne di più su Camillo e della mia visita in cantina, cliccate qui.

mercoledì 23 gennaio 2013

Se tornerà ad essere "Famoso", il merito va anche ad Andrea Bragagni.


Produttore: Az. Ag. Bragagni
Denominazione: Ravenna Bianco IGT
Vino: Bubo Bubo
Vitigno: Famoso
Annata: 2011
Tit. Alcolemico: 14 % vol.
Prezzo: 10 € - comprato dal produttore

Le gemme di questo autoctono vitigno romagnolo - abbandonato e recentemente riscoperto - Andrea, le ha recuperate da antiche pergole ormai in disuso, innestandole su ceppi di dieci anni. Dopo alcune prove di vinificazione, nel 2011 la prima vera vendemmia, presentata in occasione di Enologica 2012. La raccolta dell'uva è leggermente anticipata, le rese sono basse, 35/40 quintali ettaro. In cantina, il mosto resta in contatto con le bucce per 20 giorni in contenitori di acciaio. A fermentazione ultimata, il vino passa in barrique usata, fino alla successiva primavera. "Non gli serviva restare ulteriormente dentro il legno, l'avrebbe snaturato. Così, l'ho imbottigliato." Mi dice.

Faccio un passo indietro:

Bologna, sabato mattina, Mercato della Terra. Accanto all'ottima qualità dei prodotti alimentari di ogni genere, a rotazione, vi sono anche alcune aziende vitivinicole regionali affiliate a Slow Wine. In questa occasione, sapevo di trovare Paolo Badini di Vigne dei Boschi (ne ho parlato qui) ed Andrea Bragagni dell'omonima azienda. Ottima occasione per un saluto e per un calice di Albana.

Chiacchierando con Andrea, noto questa sconosciuta etichetta che, letteralmente, sembra guardarmi. Così, mi dice: "è la mia ultima nata, il vitigno è il Famoso". Il vitigno famoso? Non ci penso due volte - curioso e sempre alla ricerca di nuovi stimoli - prima di salutare, compro una bottiglia e torno a casa per il pranzo.

Senza troppi preamboli, stappo e ne verso due calici. Il colore mi ricorda un vino bianco macerato sulle bucce: oro intenso, limpido e compatto. Ha intensità olfattiva e profumi che variano dalla frutta a pasta gialla, ai fiori, dagli agrumi amari in scorza, alla camomilla e, una marcata nota aromatico-minerale. L'assaggio serale è quello che mi colpisce maggiormente, i profumi ora sono tostati di arachidi, di mandorle, di pane, di caffè, avvolti da una generale sensazione etereo-cerata. Il sorso - gustoso e snello - è comunque vibrante: sapidità, freschezza, piacevole tannino e calda avvolgenza gustativa, con retrogusto amarognolo. La bottiglia ahimè finisce, mentre io, ne vorrei ancora.


♥♥♥♥♡


Andrea Bragagni è un produttore che rientra a far parte dei cosiddetti nat... nat... NATURALI. Beh, l'ho detto!

mercoledì 17 ottobre 2012

Ravenna Rosso IGT "San Lorenzo" 2006 - Vigne di San Lorenzo - Lo specchio di un territorio!


  • Produttore: Vigne di San Lorenzo
  • Denominazione: Rosso Ravenna IGT
  • Vino: San Lorenzo
  • Vitigno: Cabernet Sauvignon 50% - Merlot 50%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico: 13,5%
  • Prezzo: < 15 € in cantina.
Filippo Manetti di Vigne di San Lorenzo è un giovane vignaiolo dalle idee chiare e dalla sicura parlantina romagnola. Sono andato a trovarlo a Campiume - splendido agriturismo immerso nel verde - che era in piena vendemmia, tra uve che arrivavano e mosti che fermentavano. Ciononostante, gentilissimo ed ospitale, ha trovato il tempo per mettersi a sedere con me per una chiacchierata, con un tagliere e qualche assaggio.

Siamo sull'Appennino Tosco-Romagnolo, poco sopra Brisighella, ad un'altitudine di circa 200 metri s.l.m. I 3,5 ettari di vigneto sono a conduzione biologica, su terreni arenario-marnosi. In cantina le vinificazioni avvengono con tini scoperti, senza nessun tipo di controllo, né intervento. Lunghi affinamenti in barrique usate e bottiglia. Ultimamente, per il Sangiovese, l'affinamento è passato al legno grande e, dall'assaggio da botte, promette molto bene.


Tre le etichette: il Campiume, Sangiovese in purezza (di grande espressività), il Fieni, Malbo brisighellese in prevalenza ed, appunto, il San Lorenzo, Cabernet e Merlot. Chi pensa ad un vino speziato, fruttato, con quell'inconfondibile sentore di peperone e vaniglia si sbaglia di grosso. A mio parere, i metodi naturali di vinificazione, la cura delle vigne, ed il terreno Terroir, nel bicchiere risaltano, donando al vino caratteristiche uniche che sorprendono.


Il San Lorenzo è di color rubino scuro, cupo, che sfuma al granato. Imponente e profondo, ha sentori iniziali di china, speziati, del sottobosco, di tartufo e terrosi; si allarga poi alla frutta rossa cotta, al muschio, al tabacco, con sbuffi balsamici. Un ampio ventaglio di profumi che nel calice offrono una buona evoluzione. Solo un po' confuso, con un briciolo di finezza in più sarebbe perfetto.

In bocca ha rotondità e pienezza - non siamo di fronte ad un vino beverino - con tannino vivo e calore. Il frutto avvolge il palato come un tessuto, ma non risulta pesante. L'acidità e la grande sapidità lo rendono scattante, rinfrescano il sorso che, lungo, lascia ricordi balsamici e di spezie. Un vino che mi piace parecchio, longevo, che ne guadagnerà certamente con l'evoluzione.

♥♥♥♥♡

Filippo, tra l'altro, insieme a 5 viticoltori, fa parte di un'associazione chiamata i Bioviticultori: un interessante e giovane progetto che apprezzo parecchio per quell'idea del promuovere il territorio, con un'unica voce, senza guardare al singolo, ma nel globale - l'unione fa la forza per i Bioviticultori. Un gruppo di sei piccole realtà da tenere d'occhio, da non sottovalutare e, per alcuni produttori, da prendere come esempio. I riconoscimenti non mancano, i miei ultimi assaggi, me lo confermano.



lunedì 3 settembre 2012

Una tranquilla domenica di paura emiliana - Fontana dei Boschi, Vittorio Graziano.


  • Produttore: Vittorio Graziano
  • Vino: Fontana Dei Boschi
  • Denominazione: Emilia I.G.T. Lambrusco
  • Vitigno: Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
  • Annata: N.D.
  • Tit. Alcolemico 12% vol
  • Prezzo: < 8 € - Comprato in cantina 
Domenica + pranzo (nel bolognese) = Lambrusco. Scendo in cantina per prendere il vino e noto che la capsula di una delle bottiglie di Fontana dei Boschi, sembra tirata e allungata. Incuriosito la taglio, ed effettivamente noto che il tappo è uscito dal collo della bottiglia di cinque, sei millimetri. Forse a causa di una cattiva conservazione in cantina, penso! Impaurito e curioso, la raffreddo col cestello, dopo alcuni minuti la apro e la verso nel bicchiere. È lui, il Lambrusco di Vittorio Graziano che da sempre  ricordo. Con sentori di frutta rossa, muschiati, speziati e terrosi. Piacevole, rustico, austero e territoriale come sempre. #Unospettacolo, tra i miei preferiti! Forse, solo con meno freschezza. Forse!

Essendo un vino ottenuto da rifermentazione in bottiglia e con metodi di lavorazione naturali, con la sola aggiunta di solforosa e niente più, ho pensato non abbia sopportato in pieno questa calda e torrida estate. Colpa mia, non l'ho tenuta come dovevo. Con essa altre due sue sorelle avevano lo stesso problema. Almeno altre venti bottiglie erano nello stesso locale. Dopo un controllo: nessun'altra, anche da vinificazione convenzionale, anche vini fermi, hanno avuto questo inconveniente. Una rifermentazione? Un'espansione del volume del vino dovuto all'aumento della temperatura? Nessun vino ha preso luce, ed al massimo i gradi saranno saliti a 24 - 25 nei giorni più caldi. Non saprei, non sono un tecnico. Se qualcuno può spiegarmi, ne sarei felice. Cosa potrebbe succedere alle altre due bottiglie? Cosa vuol dire tutto ciò? Fatevi sentire.

Certo è che questo vino è vivo. Che muta e si modifica in base a quello che lo circonda, che si ribella, mutevole ed imprevedibile. Tuttavia, quando lo si ritrova nel bicchiere, anche sotto stress, non tradisce mai. Aperta e finita.

Per la sua tipologia, per il suo carattere, per la sua fragile robustezza, si merita:

♥♥♥♥♥

mercoledì 27 giugno 2012

Una mattinata romagnola a casa di Paolo Badini, degustando Vigne dei Boschi

È bastato un venerdì libero e soli quaranta minuti di macchina per arrivare da Paolo Badini, che assieme alla moglie Katia Alpi (persone gentilissime, accoglienti e disponibili) conducono questa piccola realtà vitivinicola chiamata Vigne Dei Boschi. Per il poco tempo, per la cantina in ristrutturazione, e per le vigne non troppo vicine, si è scelto di mettersi al tavolo per una lunga e piacevole chiacchierata, degustando, ed ascoltando Paolo raccontarsi in questa avventura.

Le vigne - poco più di 6 ettari -  sono a circa 10 km sopra Brisighella, in provincia di Ravenna, ad un'altitudine che si aggira sui 400 metri s.l.m. Da qui la Toscana è davvero vicina. Paolo, racconta che la vite veniva coltivata in questi luoghi già dal lontano 1600. Nel 1989 compra il terreno, dopo quattro anni di viticoltura tradizionale (i primi tre senza vinificare) dal 1994 passa al biologico e dal 2002 alla biodinamica.

La Torre dell'orologio - Brisighella
I vitigni: Si parte dal Sangiovese, proveniente da un'attenta selezione clonale di vecchi vigneti di oltre 50 anni, allevati ad alberello romagnolo¹. Si continua con l'Albana, anche questa ottenuta da selezioni clonali di vecchi vigneti, al Sauvignon Rosso e al Malbo Brisighellese². Si passa poi ai più internazionali Sauvignon Bianco, Riesling, Pinot Nero e Syrah. Alla domanda: Come mai la scelta di piantare questi vitigni? "Sono quelli che piacciono a me". Come dargli torto, li amo anche io!

Le vinificazioni: In cantina non si usa nessun prodotto. Le vinificazioni avvengono naturalmente, in cemento, barrique e tonneaux mai nuovi, utilizzati esclusivamente come contenitori. Unica eccezzione la fa il Riesling, che vinifica in acciaio. Lunghe macerazioni per i rossi, e dal 2004, anche per l'Albana. "Ci vuole tempo e pazienza con questi vini", racconta. Lunghi affinamenti in legno e lunghe soste prima della messa in commercio. Travasi quando è necessario, poca solforosa, ed imbottigliamento manuale per caduta.

Le ore passano serene e piacevoli, si degusta, si parla di lieviti indigeni, rifermentazioni naturali, di vitigni autoctoni ed internazionali, di difetti e della concezione dei vini naturali in Italia.



Gli assaggi: purtroppo non erano ancora pronte le nuove annate di alcuni vini. Quali il Monterè, Albana - il 16 Anime, Riesling - il Poggio Tura, Sangiovese - ed il Longarè, Syrah. Quest'ultimo assaggiato da botte. Niente paura, tornerò a trovarlo! Anche senza questi assaggi, tra cui alcune etichette di punta, è stato comunque un successone.


Borgo Casale 2005 - Sauvignon Bianco: Oro chiaro, leggermente velato e di consistenza. Al naso non c'è da aspettarsi i classici sentori del vitigno. Esotico, salino, si apre piano con erbe aromatiche, note cerate ed importante mineralità ed intensità. Al palato è rotondo e pieno, nonostante un'alta sapidità e leggero tannino. Alcuni direbbero "grasso". Chiude lungo, con freschi ricordi citrini. Interessante, piacevole, ha buona bevibilità, tuttavia non di facile approccio.

Nero Selva 2006 - Pinot Nero: Anche qui, al naso, il territorio viene prima delle note varietali, che poi arrivano, sia chiaro. In primis abbiamo sentori minerali e terrose, poi il frutto nero e la spezia. In bocca ha tannino e acidità elevate, va aspettato. Interessante, giocato su note più sottili, anche se, dice Badini, il suo Pinot Nero viene meglio in annate peggiori, ed è soggetto a grandi cambiamenti dovuti all'evoluzione. Un vitigno che lo appassiona, perché, ogni vendemmia è una sfida.


Borgo Stignani 2006 - Malbo brisighellese: Passiamo ad altri sentori, dominanti quelli della frutta rossa, piacevole, territoriale, di buona intensità ed invitante. In bocca ha tannino vivo, mineralità e piacevolezza di beva. Davvero una sorpresa per quello che potevo ricordare di questo vitigno.


Borgo Stignani 2007 - Malbo brisighellese: Annata calda. Dai 13 gradi del 2006, si passa ai 15 gradi. Più caldo e più intenso al naso. In bocca ha tannino in evidenza che invoglia alla beva, un bel frutto polposo, una bocca parecchio interessante. Il legno maggiormente presente, è perfettamente inserito e va a regalare ulteriore complessità. Che buono questo Malbo Brisighellese. Da non sottovalutare!


Settepievi 2006 - Malbo brisighellese 60% Sangiovese 40%: Sicuramente il mio preferito tra questi assaggi. Ha intensità e grande bevibilità. Il Sangiovese in questa fase sembra quasi dominare con le sue inconfondibili note - ed il pensiero va al Poggio Tura che oggi non sentirò. Il Malbo con il suo frutto polposo lo rende più completo. Elegante, fine. Insomma buonissimo, longevo, da bere!


Rosso per Te 2005 - Sauvignon Rosso: Solo 11,5 gradi (da vendemmi anticipata). Giocato sulle finezze, ha bevibilità e naso invitante. Frutta del bosco, note floreali, pepe, speziature e aromaticità. In bocca è leggero, piacevole di frutta e di spezie, che lo accompagnano in modo gustoso fino alla chiusura. Per gli amanti del genere!


Longrè 2008 - Syrah (campione da botte): In questa sua fase ha chiare ed intense note di pepe e lamponi tipiche del vitigno. Ha corpo pieno, polposo e giovani spigoli da levigare. Visto in divenire, promette assai bene.

In conclusione: un'altra sana, piccola realtà, che fa parte della corrente dei viticoltori che lavorano in modo naturale, con i loro pregi e con i loro difetti. In me queste aziende agricole suscitano fascino ed attrazione, per la loro non standardizzazione, per la loro unicità e per quella nostalgica atmosfera di "una volta" che si portano dietro. Certo, non sono sempre facilmente approcciabili, soprattutto da eventuali consumatori occasionali. Anche a questo servono i Wine Blog, per far conoscere realtà come questa, per fare in modo che anche essi, a piccoli passi, possano avvicinarsi a questo particolare "mondo del vino".



¹ Mi viene spiegato che anticamente l'alberello romagnolo aveva la particolarità di non uscire con un unico ceppo dal terreno, per poi dividersi. Bensì, il corpo principale restava sotterrato e dal terreno uscivano direttamente i tre tralci.

² Biotipo diverso dal grappolo spargolo, del più famoso Malbo Gentile coltivato principalmente nel modenese o nel reggiano. Soprattutto utilizzato in assemblaggio con il lambrusco.

giovedì 14 giugno 2012

Pignoletto Frizzante 2011 - Manaresi - Un aperitivo e una visita!



  • Produttore: Manaresi Agricoltura e vini
  • Vino: Pignoletto Frizzante
  • Denominazione: Colli Bolognesi DOC
  • Vitigno: Pignoletto 100%
  • Annata: 2011
  • Tit. Alcolemico: 12% vol.
  • Prezzo:  < 9€


Ultimamente amo bere vini con le bolle. Spumanti, frizzanti, mossi, ognuno di loro trova sempre il suo spazio. Come appunto è capitato con questo Pignoletto Frizzante dei Colli Bolognesi di Manaresi, aperto in occasione di una visita improvvisata di alcuni amici, per un aperitivo home made. Salame, crescente bolognese, scaglie di grana e via, "pumm", si stappa!

Paglierino, giovane. Versandolo, ha vivacità ed una bella spuma che tende a sparire lentamente, accompagnata da quel caratteristico suono di "spumeggiante dissolvenza", che intrinsecamente fa attivare le papille gustative. Ha pulizia, finezza ed una buona intensità di pera, pesca ed agrumi dolci da una parte. Erbe aromatiche, fiori bianchi, mandorle, anice ed una leggera nota salmastra dall'altra.
Entra veloce, leggermente pungente, fresco, con  ricordi di agrumi e note ammandorlate nel finale. Ha una piacevole cremosità, è invitante, conviviale, emiliano. Un pezzo di crescente, una fetta di salame in mezzo, un sorso di vino e la compagnia degli amici, le migliori serate, sono sempre iniziate così!


♥♥♥♡♡


Di seguito alcune foto scattate in occasione dell'ultima edizione di Cantine Aperte. Devo dire, che il posto mi ha veramente colpito. Donatella e Fabio sono persone splendide, accoglienti e disponibili. Passateli a trovare, degustate i vini assieme a loro - tutti ottimi e tipici - fatevi guidare nella cantina storica, fatevi raccontare chi era l'Artista "Paolo Manaresi" ed infine gustatevi il panorama sorseggiando Pignoletto. Non ve ne penirete! 


Tra fiori, vigne e colline.


Le vigne.


Grande cura in vigna.


Le cinque "non etichette" in cui si vuole incorniciare il vino.



sabato 21 aprile 2012

Smilzo - Vittorio Graziano "Un vén strampalé"



  •  Produttore: Vittorio Graziano
  • Vino: Smilzo
  • Denominazione: Vino frizzante rosato da fermentazione spontanea
  • Vitigno: Lambrusco Grasparossa
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolometrico: 12% vol
  • Prezzo: < 10 €
Il video parla chiaro. Bellissimo rosato, velato per via dei lieviti da rifermentazione che restano al suo interno. No dégorgement.

Al naso si divide tra floreale, frutta del bosco ed alcune spezie. Immancabile in queste tipologie quel particolare sentore “natural-lievitato” che personalmente mi conquista.

Il sorso è appagante, ottima freschezza-frizzante e sapidità (io ve lo dico la bottiglia sfiora il tavolo. Finisce subito). Di grande beva, gioviale. Vino consigliato per aprire una festosa grigliata estiva.

Come diremmo in dialetto noi emiliani: Cal vén qué l’è strampalé…

♥♥♥♥♡

domenica 1 aprile 2012

Pignoletto Spungola Bellaria 2010 - Alberto tedeschi

  • Produttore: Alberto Tedeschi
  • Vino: Spungola Bellaria
  • Denominazione: Pignoletto Emilia IGT
  • Vitigno: Pignoletto
  • Annata: 2010
  • Tit. Alcolemico 13% vol
  • Prezzo: < 13 €
  • Url: www.albertotedeschi.it
Colli bolognesi, davvero molto vicino a casa. Siamo nel comune di Monteveglio, dove tartufi, funghi e castagne nelle rispettive fiere paesane regnano sovrani. Dove nell'aria si respira una schietta e sana bolognesità!

I vigneti sono situati all'interno del parco dell'Abazia di Monteveglio, solo 2 ettari, tutti a pignoletto. Lavorazione biologica in vigna, nessun intervento in cantina.
Il pignoletto Spungola Bellaria affina per 15 mesi in botti da 500 litri.

Nel calice ha limpidezza e colore che va ben oltre l'oro. Qualcosa di più antico, più concentrato e nobile.

Al naso (inizialmente chiuso, aspettatelo) si divide tra sentori di camomilla, mielosità amara e mineralità salina. Queste sono le note che scandiscono e creano il naso di questo pignoletto. Ad un livello inferiore, agrumi, erbe aromatiche e cerate.
Piacevolmente riconoscibile e netta l'impronta l'amarognola del vitigno e del suolo (per me fondamentale).

Il sorso ha rotondità, sapidità, ed ancora tipicità del vitigno. C'è tannino, intensità e persistenza fruttosa. Ha ancora tanti anni davanti, tuttavia la bottiglia si beve, finisce in fretta e stupisce!

Da averne ed abusarne.

♥♥♥ 1/2

venerdì 10 febbraio 2012

Il Mio Sauvignon 2008 - Camillo Donati. Sensazioni e nostalgia del passato!

Alcune Bottiglie degustate
  • Produttore: Camillo Donati
  • Vino: Il Mio Sauvignon - Vino Frizzante
  • Denominazione: Emilia IGT
  • Vitigno: Sauvignon
  • Annata: 2008
  • Tit. Alcolemico 12,5% vol
  • Prezzo: < 10 €
  • Url: www.camillodonati.it
Andare in visita da Camillo Donati è un po’ come riguardare un vecchio album di foto. Innanzi tutto il navigatore ti abbandona, non lo trova. Se non ci fossimo fermati al primo bar per chiedere indicazioni (proprio come una volta) e senza la telefonata di Camillo per sapere dov’eravamo finiti, non saremmo mai arrivati. Dopo le dovute presentazioni (lo abbiamo trovato in strada ad aspettarci), entriamo.

Degustando e chiacchierando con Camillo
E così, che guardandoti attorno, trovi un’atmosfera ed un ambiente anni 80’ che sembrerebbe quasi siano voluti, siano stati ricreati appositamente. Niente di tutto ciò. Da Camillo Donati è tutto naturale!
Al tavolo, ti mette a tuo agio, appoggia le bottiglie, i bicchieri, un trancio di Parmigiano Reggiano intonso ed una brocca d’acqua. “Servitevi pure ragazzi”. Abbiamo degustato quasi tutte le sue etichette e ricordo bene le sensazioni di quelle ore trascorse ascoltando la sua storia, la filosofia naturale con cui lavora, gli imprevisti di alcune annate, ma soprattutto l’amore e la passione per il suo lavoro. Tutto quanto avvolto da quella sua naturale schiettezza d’altri tempi, che si ritrova chiaramente in ogni sua bottiglia. Andatelo a trovare, non ve ne pentirete.

Degustando le sue bottiglie sono tornato con i ricordi a quando da piccino aiutavo il nonno ad imbottigliare il vino in cantina, l’atmosfera frizzante ed i profumi di quel luogo, di quei tempi mi hanno riempito i sensi. Di quando poi in estate si stappavano fresche quelle bottiglie, e di quante volte se non si stava attenti metà del contenuto andava perso per la troppa pressione. Sapori antichi, schietti, di una volta, sapori del vino. Questo è quello che provo quando bevo Camillo Donati.

Il post potrebbe anche finire così, sono queste le sensazioni che volevo trasmettere su questa esperienza degustativa ed emotiva. Per chi ha tempo, voglia, e per chi vuole saperne di più si continua: 


- Il Mio Sauvignon -
Le vigne sono a conduzione biologica e biodinamica, in cantina non si interviene in nessun modo, (solo piccole dosi di solforosa in pigiatura), nessun tipo di controllo in fermentazione, lasciando alla natura il compito di tramutare il mosto in vino. Tutte le sue etichette sono a rifermentazione spontanea in bottiglia, proprio come da tradizione Emiliana, grazie all’aggiunta di mosto non ancora fermentato. Niente altro.

Tra le bottiglie che ho portato a casa, il bianco che più mi è piaciuto e sicuramente questo Sauvignon 2008:

Versandolo nel calice crea una leggera spuma che invoglia immediatamente e crea salivazione. Di color giallo dorato antico, risulta velato per via delle fecce fini che vanno a donargli profumo e struttura.

Il naso stupisce, inizialmente magari un po’ chiuso, ma basta attendere alcuni minuti per essere ripagati. Sentori agrumati, officinali di camomilla e salvia. L’intensità e la complessità in continua crescita aprono il profumo a sentori di miele amaro, pietra focaia e crosta di pane. Un naso intrigante anche per la sua intraducibilità di certi momenti. Invitante, antico, contadino.

In bocca è sapido, quasi salato, tannino presente (fermentazione in rosso anche per le uve a bacca bianca), ed una leggera pungenza data dalla Co2 ne aumenta ulteriormente la freschezza. Tuttavia risulta piacevolmente rotondo per via di un leggero residuo zuccherino e per il suo estratto, che rendono la bevuta snella, dinamica e dissetante. Interminabile poi in chiusura, lasciando in bocca fresca sapidita territoriale.

Ad ogni bicchiere versato aumenta l’intensità e la velatura del colore, aumentano ed evolvono i profumi al naso, ed infine in bocca grazie anche all’aumento della temperatura cresce di struttura e di piacevolezza. In alcuni tratti, senza spaventarsi, sia al naso che in bocca potrebbe ricordare alcune birre.

♥♥♥♥ e anche più.

mercoledì 29 giugno 2011

La Storia del "Passatellone"



Il pranzo della domenica in famiglia è una tradizione che ricordo sin da quando ero bambino. Tutti vestiti a festa si aspettava davanti a casa gli ultimi che uscivano dalla Messa. Il ritrovo ai tempi era dalla nonna materna, grande esperta nel “tirare la sfoglia” e nella cucina tradizionale bolognese in generale. Ricordo che, entrando in casa, si veniva avvolti dagli odori che uscivano dalla sua piccola cucina e che tutti ci precipitavamo a vedere cosa “bolliva in pentola”. Poi, finalmente, tutti a tavola! Questa era, ed è tuttora, la nostra festa della domenica.

Oggi il ritrovo è a casa di mia madre, la nonna è sempre lì ad attenderci e noi sempre pronti a farle festa, magari ora non ha più le redini della carrozza, ma è seduta proprio accanto a chi le tiene. Uno dei primi piatti preferiti da tutti (da me in particolare) sono appunto i passatellli in brodo e l’addetto a schiacciarli (rigorosamente al momento, sulla pentola con il brodo in ebollizione) sono sempre stato io.

Finito di spremere tutto l’impasto, ne resta sempre una piccola quantità dentro il “ferro” (o schiacciapatate) e, per non buttarlo via, da sempre è nostra tradizione creare a mano il cosiddetto “Passatellone”.

Questa è la tradizione del Passatellone, tutti se lo litigano e solo il più fortunato lo trova nel piatto!
L’ultima volta è capitato proprio a me…

sabato 11 giugno 2011

Ravenna Rosso IGT Burson di Burson etichetta nera 2006 - Longanesi Daniele


  • Produttore: A. Agr. Daniele Longanesi
  • Vino: Burson di Burson - Etichetta nera
  • Denominazione: Ravenna rosso IGT
  • Vitigno: Uva Longanesi 100%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico 15% vol
  • Prezzo: 14/18 €

Altro post scritto per l'amico Enofaber, altra occasione per poter condividere un vitigno, un vino tutto da scoprire e da promuovere. Se volete leggerlo nella sua completezza questo è il link al blog www.enofaber.com

Era già da un po' di tempo che avevo promesso questa degustazione all'amico Enofaber per la sua rubrica sulla "Condivisione", che trovo molto interessante e stimolante, alla quale, con grande onore, porto il mio piccolo contributo parlando di alcuni prodotti della mia regione, l'Emilia Romagna.

"Chi ha detto che in pianura non si producono vini di qualità?". È proprio così che si legge entrando nel sito di Daniele Longanesi e dopo questo assaggio condivido questa frase pienamente.

L'uva Longanesi è così chiamata in onore di Antonio Longanesi, il quale nei primi anni '20 acquistò l'attuale proprietà in località Boncellino, piccolo paese alle porte di Bagnacavallo in provincia di Ravenna. Si narra che qui, ai margini del bosco, abbracciata ad una quercia trovò una vecchia e robusta vite che sembrava non appartenere a nessun vitigno localmente coltivato. Dopo alcune vinificazioni solo ad uso familiare, fu nei primi anni '50 che fu deciso di piantare il primo vigneto di uva Longanesi. Facendo poi analizzare il vitigno presso l'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, si ebbe la conferma che esso non apparteneva a nessuna varietà già esistente e così dopo alcuni tentativi, finalmente nel 1999 venne iscritto all'albo dei vigneti col numero 357 come Uva Longanesi, come viene riportato anche qui e qui. Il termine "Burson" invece proviene dall'antico soprannome con cui veniva chiamata appunto la famiglia Longanesi.

Il Burson solitamente viene prodotto in due versioni così nominate: Etichetta blu, versione che contraddistingue generalmente un vino più semplice, ma non per questo meno buono, ed etichetta nera, solitamente più importante e strutturata come appunto in questo caso. Ma veniamo alla mia degustazione.

Il vino scende nel calice in modo vivo e limpido, il colore è un impenetrabile rosso rubino scuro, quasi nero dall'unghia tendente al viola. Grande concentrazione e consistenza.

Al naso è una esplosione di frutta sotto spirito, marasca, ciliegie o forse dolcissimi duroni, more e frutta del bosco che piacevolmente mi conquistano. "Amaroneggiante", balsamico con spezie tostate, note di tabacco, vaniglia e cioccolato. Ancora sentori vegetali ed una leggera nota eterea, come da smalto. Vino di sicura intensità e finezza. Il rovere di maturazione è presente al naso, ma non fastidioso o sovrastante, anzi è ben inserito nella polpa. Tengo a dirlo non essendo un amante del legno piccolo, che tuttavia come in questo caso, se ben usato regala prodotti di ottimo livello.

Il sorso è deciso e caldo, in bocca troviamo tutto quello che sentivamo al naso, i suoi 15 gradi non si avvertono eccessivamente, ben supportati da una spalla acida, fresca e dalla giusta morbidezza donatagli dall'appassimento. Paga purtroppo un piccolo scotto di gioventù, dovuto ad un tannino ancora giovane e scalpitante, che tuttavia potendolo abbinare ad un piatto di grande untuosità sicuramente verrebbe attenuato. Deglutendo resta a lungo il suo frutto dolce e concentrato, seguito dal tannino che nuovamente ritorna e domina.

Tenendo presente che è un vitigno coltivato in pianura, questa bevuta mi ha letteralmente sbalordito per la sua qualità. Per ora in vino è ancora spostato sulle durezze, ma il futuro mi fa ben presagire. Complimenti quindi alla famiglia Longanesi per i suoi vini e per aver salvato questo vitigno che con gioia posso annoverare fra gli autoctoni della mia regione. 
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