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giovedì 2 maggio 2013

Vino del Poggio di Cervini Andrea - per la serie "il vino che non ti aspetti"

Produttore: Az. Ag. Cervini  Andrea
Denominazione: Vino da Tavola
Vino: Vino del Poggio
Vitigni: Malvasia di Candia Aromatica  - Marsanne in minima parte
Annata: 2010
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Caratteristiche: lieviti autoctoni, 6 mesi di macerazione sulle bucce, niente solforosa in vinificazione, nessun controllo delle temperature, nessuna filtrazione né stabilizzazione
Prezzo: 13 

Bologna, Gustonudo, tutto ebbe inizio al banco di Giulio Armani. Mi trovavo di fronte ad una bella verticale di Dinavolo, 2008 e 2006 in grande forma e perfetto equilibrio, quando il buon Giulio, al termine della degustazione mi disse: «se vuoi sentire qualcosa di assolutamente nuovo, vai da Andrea, è un amico!» Seguii il consiglio, ed infatti lo stile era il medesimo e l'assaggio fu effettivamente convincente. Così mi portai a casa una bottiglia di Vino del Poggio da assaggiare con calma.

L'occasione è venuta alcune sere fa, durante un incontro clandestino romagnolo, con l'amico Eugenio ed altri compagni di elevata cultura ed esperienza nel campo dell'enomondo. Le bottiglie sul tavolo erano parecchie e la prima ad essere versata fu proprio questa. Poco dopo, in molti esclamarono: «Siamo partiti troppo bene!». Infatti, senza nulla togliere alle altre, è stata l'etichetta che ha stupito e soddisfatto maggiormente.

Insomma, il vino macerato che non ti aspetti, del colore della cipolla, con tanto di velatura che fa molto "natural-macerato". Dal ventaglio olfattivo in continua progressione, nel quale è immediata l'aromaticità del vitigno. Profondo, sfaccettato, pulito, dall'equilibrata volatile che convoglia e rinfresca i profumi, che variano dalla frutta matura gialla e secca, alle erbe officinali, ai capperi, con finale dolce ed agrumato tipico della tipologia. Il sorso è caratterizzato dall'elevata sapidità, dal tannino fittissimo e da una rotonda morbida avvolgenza. Gustoso, equilibrato, piacevole, davvero un gran vino, con zero, zero sbavature.


Tra l'altro, Andrea Cervini produce una Barbera davvero gustosa, anche questa assolutamente da non sottovalutare. Un produttore da seguire con attenzione dunque, perché la strada che sta percorrendo è quella giusta e sono certo che farà sicuramente parlare di sé in futuro. Del resto, Giulio Armani Docet.

martedì 26 marzo 2013

Ribolla Gialla Terpin - l'equilbrio tra vitigno e macerazione



Produttore: Franco Terpin
Denominazione: Ribolla Gialla delle Venezie IGT
Vitigni: Ribolla Gialla 100%
Annata: 2006
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Caratteristiche: lieviti autoctoni, 10 giorni di macerazione sulle bucce, fermentazione in botti grandi, 2 anni di invecchiamento, nessuna filtrazione né stabilizzazione
Prezzo: 2€ - comprata in enoteca
Url: www.francoterpin.com

Non c'è niente da fare, la mia attrazione per i bianchi macerati sulle bucce è proporzionale al desiderio di andare a conoscere i luoghi e le persone che danno vita a questi vini. Collio e Carso sono - per me - i fondamentali in Italia.

Come forse ho già scritto, il mio è un amore/odio. Nel senso che il fascino, l'estrema diversità e lo sconvolgimento gusto-olfattivo di questa tipologia, è per ora qualcosa che va oltre a qualsiasi esperienza io abbia mai fatto. Non c'è vinificazione tradizionale (in bianco) che possa reggere il confronto con questo mix ottenuto dall'uva a bacca bianca naturalmente vinificata sulle bucce. Il problema è che a volte - forse troppe volte - mi trovo di fronte a degli estremismi, a delle esasperazioni, che solo attenti appassionati possono perdonare, capire ed accettare. Nel senso che, si accetta e si capisce l'intento o il lavoro, ma non il vino, che a volte può risultare persino fuori da qualsiasi tipo di grazia.

Beh, la Ribolla Gialla 2006 di Terpin è il giusto equilibrio tra il vitigno e il metodo di vinificazione. Nessuna imperfezione, nessuna forzatura. Di color cipolla, compatto e velato, al naso è un crescere di intensità e profondità. Nell'immaginario è un frullato di agrumi, frutta secca e disidratata, alcune erbe aromatiche e fiori di campo. Con una spruzzata di succo di limone a dare freschezza. Il sorso è verticale e grasso in egual modo. Dinamico: la netta mineralità, il tannino e la freschezza si altalenano meravigliosamente con l'avvolgenza e la rotondità di beva. Senza muscoli, né troppi eccessi.

Una Ribolla da sbicchierare alla grande.

lunedì 11 febbraio 2013

Podere Pradarolo: i fautori del "Bianco Antico"

Produttore: Podere Pradarolo
Denominazione: Emilia I.G.T.
Vino: Vej - Bianco Antico
Vitigno: Malvasia di Candia Aromatica - da uve biologiche
Caratteristiche: lunga macerazione (90gg), senza solforosa, lieviti autoctoni, senza filtrazione ed altre stabilizzazioni
Annata: 2005
Tit. Alcolemico: 13 % vol.
Prezzo: < 20 € - comprato in enoteca
Url: www.poderepradarolo.com

"Ho voluto ritornare alle lunghe macerazioni, perché il meglio degli aromi e del colore di queste uve di Malvasia è racchiuso in queste bucce. Perché su queste bucce c'è tutta l'impronta della mia terra e del nostro lavoro. Senza altre diavolerie..."

Questo Bianco antico, ha un colore incredibile - arancio-rame - ricorda davvero la buccia del vitigno maturo. Limpido (nei primi calici) si muove veloce, ma compatto. Il naso ha grande intensità ed è totalmente unico - non ricordo un vino che possa assomigliargli, forse alcuni macerati del Collio gli sono vicini - occorre aprirlo con largo anticipo, deve smaltire iniziali imperfezioni. Le erbe officinali la fanno da padrone, sciroppo, china, rabarbaro. Aromatico sì, ma evoluto. Liquirizia dolce, cuoio - a tutti gli effetti è un rosso mascherato da bianco - é mentolato e ricorda il cardamomo, sciroppo alle erbe e fiori rossi appassiti. Profumi in continua evoluzione, muta repentinamente, affumicato, resinoso, corteccioso, agumi canditi. Complessità e, davvero un fascino da vendere.

L'ingresso è snello ma deciso. Fulmineo esce il tannino, fitto e teso, ed una bella nota minerale. Sicuramente verticale. Balsamico, succoso, corrispondente e incredibilmente morbido. Leggermente amarognolo e lungo. Una bevuta che, con il tempo, viene grandiosa: le incertezze iniziali spariscono, lasciando spazio al gusto ed al puro piacere emozionale. Un vino - nel suo genere - UNICO.

In abbinamento con uno Strachitunt, si sposa la meglio, è perfetto. Entrambi persistenti, entrambi ritornano piacevoli, lunghi ed armoniosi. Sembrano nati l'uno per l'altro. Un accoppiamento d'arte!

mercoledì 23 gennaio 2013

Se tornerà ad essere "Famoso", il merito va anche ad Andrea Bragagni.


Produttore: Az. Ag. Bragagni
Denominazione: Ravenna Bianco IGT
Vino: Bubo Bubo
Vitigno: Famoso
Annata: 2011
Tit. Alcolemico: 14 % vol.
Prezzo: 10 € - comprato dal produttore

Le gemme di questo autoctono vitigno romagnolo - abbandonato e recentemente riscoperto - Andrea, le ha recuperate da antiche pergole ormai in disuso, innestandole su ceppi di dieci anni. Dopo alcune prove di vinificazione, nel 2011 la prima vera vendemmia, presentata in occasione di Enologica 2012. La raccolta dell'uva è leggermente anticipata, le rese sono basse, 35/40 quintali ettaro. In cantina, il mosto resta in contatto con le bucce per 20 giorni in contenitori di acciaio. A fermentazione ultimata, il vino passa in barrique usata, fino alla successiva primavera. "Non gli serviva restare ulteriormente dentro il legno, l'avrebbe snaturato. Così, l'ho imbottigliato." Mi dice.

Faccio un passo indietro:

Bologna, sabato mattina, Mercato della Terra. Accanto all'ottima qualità dei prodotti alimentari di ogni genere, a rotazione, vi sono anche alcune aziende vitivinicole regionali affiliate a Slow Wine. In questa occasione, sapevo di trovare Paolo Badini di Vigne dei Boschi (ne ho parlato qui) ed Andrea Bragagni dell'omonima azienda. Ottima occasione per un saluto e per un calice di Albana.

Chiacchierando con Andrea, noto questa sconosciuta etichetta che, letteralmente, sembra guardarmi. Così, mi dice: "è la mia ultima nata, il vitigno è il Famoso". Il vitigno famoso? Non ci penso due volte - curioso e sempre alla ricerca di nuovi stimoli - prima di salutare, compro una bottiglia e torno a casa per il pranzo.

Senza troppi preamboli, stappo e ne verso due calici. Il colore mi ricorda un vino bianco macerato sulle bucce: oro intenso, limpido e compatto. Ha intensità olfattiva e profumi che variano dalla frutta a pasta gialla, ai fiori, dagli agrumi amari in scorza, alla camomilla e, una marcata nota aromatico-minerale. L'assaggio serale è quello che mi colpisce maggiormente, i profumi ora sono tostati di arachidi, di mandorle, di pane, di caffè, avvolti da una generale sensazione etereo-cerata. Il sorso - gustoso e snello - è comunque vibrante: sapidità, freschezza, piacevole tannino e calda avvolgenza gustativa, con retrogusto amarognolo. La bottiglia ahimè finisce, mentre io, ne vorrei ancora.



Andrea Bragagni è un produttore che rientra a far parte dei cosiddetti nat... nat... NATURALI. Beh, l'ho detto!

martedì 15 gennaio 2013

Il Vino che non ti aspetti - Anisos 2009 - Eugenio Rosi


Produttore: Eugenio Rosi

Denominazione: Vallagarina I.G.T. Bianco

Vino: Anisos

Vitigno: Nosiola, Pinot Bianco, Chardonnay

Annata: 2009

Tit. Alcolemico: 12,5%

Prezzo: 20 € - comprato in enoteca

Url: www.idolomitici.com

Trentino, più esattamente Calliano, tra Rovereto e Trento. Oltre a questo, l'unica cosa che so del vignaiolo Eugenio Rosi è che appartiene al consorzio I Dolomitici - una garanzia. Per chi non li conoscesse, il consiglio è quello di leggere il loro manifesto qui, in modo da avere un'idea complessiva del gruppo e, come ho fatto io, avere maggiori informazioni su ogni singolo produttore.

Per l'Anisos, la fermentazione avviene - senza il contributo della chimica - con macerazione sulle bucce, ed in parte, dentro botti aperte. Il successivo affinamento avviene in rovere da 500 lt per un anno, al quale segue un identico periodo di bottiglia. Nessuna filtrazione e poca solforosa aggiunta esclusivamente durante l'imbottigliamento.

Il colore ricorda quello della cipolla, compatto e limpido. Il naso è pulito, piacevolmente intenso, con leggere note ossidative. Nessuna stonatura, tutt'altro, questo è un bell'esempio di come può - e deve - essere un vino macerato, sicuramente riconoscibile, ma senza nessuna forzatura. La frutta è disidratata e secca, le erbe sono in infusione. C'è la camomilla, il pompelmo giallo e le spezie, veicolate da acriliche note eteree, ed una decisa grafite finale. Il sorso è inizialmente rotondo e largo, ma scende veloce, per riapparire poi verticalmente salino, donando equilibrio, scatto e freschezza alla beva, che chiude gustosa con sfumature amarognole.

Un vino che si è rivelato una piacevole sorpresa. Un produttore, Eugenio Rosi, che mi incuriosisce ed attrae molto, su cui voglio tornare e, spero di conoscere.


martedì 18 dicembre 2012

Dei bianchi macerati sulle bucce, non facciamone la moda degli anni duemila!



La prima volta che mi versarono un vino da vitigno a bacca bianca macerato sulle proprie bucce esclamai: "cosa?". Poi lo guardai, lo portai al naso, lo bevvi e dissi: "non ci credo!". Ero sconvolto, disorientato ed estasiato al tempo stesso. Da quel giorno è stato un crescere di interesse e di assaggi. Alcuni, hanno avuto letteralmente il potere di abbattere e ricostruire quella che era la degustazione come la conoscevo, con colori, strutture, ampiezze olfattive e verticalità davvero all'apice della scala. Ma di una scala riscritta appunto. Altri, hanno beva grandiosamente semplice, snella e nostalgica, riportando alla memoria assaggi ormai lontani. Mi intrigano, insomma!

Le caratteristiche comuni - limitandomi ai vini fermi - a questa tipologia,* generalmente sono: i forti colori tendenti all'ambra e l'importante struttura, entrambi crescenti, all'aumentare dei giorni di contatto del mosto con le bucce. Pungenza e freschezza da elevata acidità volatile voluta, che oltre a veicolare i profumi, aiuta a preservare il vino, in affiancamento ai solfiti, che spesso sono a livelli fortunatamente bassi. Ventagli olfattivi che in alcuni casi sembrano interminabili. Al gusto poi, hanno sapidità e acidità elevata, tannino riconoscibile - che con la sola vinificazione in bianco non avrebbero - strutture importanti da un lato, grande bevibilità dall'altro. Fin qui, tutto bene no?

No, non del tutto almeno. Questa tipologia di vino, proviene nella maggioranza dei casi da viticoltura e vinificazioni naturali. Sì, quei produttori che non aggiungono nulla - così dicono - né intervengono in nessun modo, che ascoltano ed assecondano prima la vigna, poi il mosto/vino. Quelli che amo e che in questi anni mi hanno saputo regalare emozioni. Tuttavia queste macerazioni, queste eccessive acidità volatili, in alcuni casi, soffocano e appiattiscono vitigno e territorio, rendendo, magari anche grandiosa la bevuta, ma purtroppo anonima. Poi ci sono le puzzette - non sempre intendiamoci - gli squilibri, in alcuni casi addirittura, riannusando il bicchiere vuoto, resta solo il ricordo dell'aceto. No, questo, oltre certi livelli, non lo tollero più.

Probabilmente alcuni produttori devono ancora aggiustare il tiro. Forse, non dovrebbero arrivare a vinificazioni estreme o a prove di "forza". Oppure, forse siamo noi, che dopo anni di bevute enologicamente modificate abbiamo perso di vista il reale sapore del vino e dobbiamo azzerare il gusto per ripartire da capo.

Insomma, necessito di un approfondimento, voglio sapere di più. Da qui l'idea della degustazione - tutta da costruire - con esperti ed appassionati: almeno tre bottiglie dello stesso vitigno, almeno quattro o sei vitigni, due macerati uno no. Tutto alla cieca. Lo scopo, oltre a valutare la pulizia e la precisione stilistica è appunto quello di riconoscere il vitigno, o per lo meno identificarne i fratelli e, se siamo fortunati, ritrovarci un territorio.

Magari si mette un hashtag davanti e si crea #macerati1.

Dieci anni fa, ricordo, amavo i vini barricati. Poi, quando mi accorsi che dalla Sicilia al Friuli, 
la bevuta era pesante ed omologata, smisi in tronco di comprarli. Spero di non dover ripetere l'errore!


* Non si può semplicemente definire come "metodo di vinificazione" quella dei vini bianchi macerati sulle bucce. Bensì, siamo davanti ad una nuova ritrovata tipologia di vino a sé. Per citarne alcuni: i vini bianchi, i rossi, gli spumanti, i passiti, i dolci, i muffati, ed appunto i "macerati". Sì, chiamiamoli così. 
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