martedì 13 marzo 2012

Etna Rosso Calderara Sottana 2006 - Tenuta delle Terre Nere

Produttore: Tenuta delle Terre Nere
Vino: Etna Rosso - Cru Calderara Sottana
Denominazione: Etna Rosso Doc
Vitigno: Nerello Mascalese 98% - Nerello Cappuccio 2%
Annata: 2006
Tit. Alcolemico 14% vol
Prezzo: < 30 €
Calderara Sottana - Etna Rosso. 
“Per l’estrema diversificazione dei suoi terreni e dei suoi microclimi, e per la straordinaria finezza dei suoi vini, l’Etna è da considerarsi la “Borgogna del Mediterraneo”.
La Tenuta delle Terre nere possiede vigneti vecchissimi di Nerello Mascalese e Nerello Mantellato, da 40 a 140 e più anni di età, allevati ad alberello, che vinifica e imbottiglia separatamente, per conservare ed offrire l’identità specifica di ogni vigna.”
Marco de Grazia.

Tra i migliori cru aziendali mai assaggiati di questo millesimo! (Prephilloxera escluso). Elegante, fine, mai scontato. Austerità, bevibilità, avvolgenza. Tipicità vulcanica e… Proprio vero, ricordi di Borgogna.
Un peccato non averne in cantina!
♥♥♥♥♥
(Scattata con instagram)

  • Produttore: Tenuta delle Terre Nere
  • Vino: Etna Rosso - Cru Calderara Sottana
  • Denominazione: Etna Rosso Doc
  • Vitigno: Nerello Mascalese 98% - Nerello Cappuccio 2%
  • Annata: 2006
  • Tit. Alcolemico 14% vol
  • Prezzo: < 30 €
  • Calderara Sottana - Etna Rosso. 

“Per l’estrema diversificazione dei suoi terreni e dei suoi microclimi, e per la straordinaria finezza dei suoi vini, l’Etna è da considerarsi la “Borgogna del Mediterraneo”.
La Tenuta delle Terre nere possiede vigneti vecchissimi di Nerello Mascalese e Nerello Mantellato, da 40 a 140 e più anni di età, allevati ad alberello, che vinifica e imbottiglia separatamente, per conservare ed offrire l’identità specifica di ogni vigna.”
Marco de Grazia.

Tra i migliori cru aziendali mai assaggiati di questo millesimo! (Prephilloxera escluso). Elegante, fine, mai scontato. Austerità, bevibilità, avvolgenza. Tipicità vulcanica e… Proprio vero, ricordi di Borgogna.
Un peccato non averne in cantina!
♥♥♥♥♥

lunedì 12 marzo 2012

Il vino che non ti aspetti! - Ventisette Nebbiolo d’Alba 2008 - Rattalino


Inauguro oggi una rubrica chiamandola “Il vino che non ti aspetti”, dedicata a quelle etichette poco conosciute o ad alcuni vitigni di cui si parla poco e che effetivamente meritano di essere riscoperti, ad un prezzo comunque ragionevole.
Capita che: “Te che ti piace il nebbiolo, te la faccio sentire io una bottiglia davvero buona!” (dal dialetto bolognese). È così che spesso mi succede di conoscere nuove e valide etichette.
Il nebbiolo d’Alba 2008 “ventisette” di Rattalino è nebbiolo didattico. Sicuramente è un vino tecnico, ha colore e profumi chiari, netti e riconducibili al vitigno. Sia al naso che in bocca ha intensità, pulizia, bevibilità e piacevolezza che stupiscono. Floreale, fruttato, in bocca ha equilibrio e giovane grinta al tempo stesso. Appagante, soddisfacente. Ad un prezzo che si dovrebbe aggirare indicativamente sui dieci euro, ancora di più.
Se vi capita, provatelo, non vi deluderà.
♥♥♥♥

venerdì 10 febbraio 2012

Il Mio Sauvignon 2008 - Camillo Donati. Sensazioni e nostalgia del passato!

Alcune Bottiglie degustate
  • Produttore: Camillo Donati
  • Vino: Il Mio Sauvignon - Vino Frizzante
  • Denominazione: Emilia IGT
  • Vitigno: Sauvignon
  • Annata: 2008
  • Tit. Alcolemico 12,5% vol
  • Prezzo: < 10 €
  • Url: www.camillodonati.it
Andare in visita da Camillo Donati è un po’ come riguardare un vecchio album di foto. Innanzi tutto il navigatore ti abbandona, non lo trova. Se non ci fossimo fermati al primo bar per chiedere indicazioni (proprio come una volta) e senza la telefonata di Camillo per sapere dov’eravamo finiti, non saremmo mai arrivati. Dopo le dovute presentazioni (lo abbiamo trovato in strada ad aspettarci), entriamo.

Degustando e chiacchierando con Camillo
E così, che guardandoti attorno, trovi un’atmosfera ed un ambiente anni 80’ che sembrerebbe quasi siano voluti, siano stati ricreati appositamente. Niente di tutto ciò. Da Camillo Donati è tutto naturale!
Al tavolo, ti mette a tuo agio, appoggia le bottiglie, i bicchieri, un trancio di Parmigiano Reggiano intonso ed una brocca d’acqua. “Servitevi pure ragazzi”. Abbiamo degustato quasi tutte le sue etichette e ricordo bene le sensazioni di quelle ore trascorse ascoltando la sua storia, la filosofia naturale con cui lavora, gli imprevisti di alcune annate, ma soprattutto l’amore e la passione per il suo lavoro. Tutto quanto avvolto da quella sua naturale schiettezza d’altri tempi, che si ritrova chiaramente in ogni sua bottiglia. Andatelo a trovare, non ve ne pentirete.

Degustando le sue bottiglie sono tornato con i ricordi a quando da piccino aiutavo il nonno ad imbottigliare il vino in cantina, l’atmosfera frizzante ed i profumi di quel luogo, di quei tempi mi hanno riempito i sensi. Di quando poi in estate si stappavano fresche quelle bottiglie, e di quante volte se non si stava attenti metà del contenuto andava perso per la troppa pressione. Sapori antichi, schietti, di una volta, sapori del vino. Questo è quello che provo quando bevo Camillo Donati.

Il post potrebbe anche finire così, sono queste le sensazioni che volevo trasmettere su questa esperienza degustativa ed emotiva. Per chi ha tempo, voglia, e per chi vuole saperne di più si continua: 


- Il Mio Sauvignon -
Le vigne sono a conduzione biologica e biodinamica, in cantina non si interviene in nessun modo, (solo piccole dosi di solforosa in pigiatura), nessun tipo di controllo in fermentazione, lasciando alla natura il compito di tramutare il mosto in vino. Tutte le sue etichette sono a rifermentazione spontanea in bottiglia, proprio come da tradizione Emiliana, grazie all’aggiunta di mosto non ancora fermentato. Niente altro.

Tra le bottiglie che ho portato a casa, il bianco che più mi è piaciuto e sicuramente questo Sauvignon 2008:

Versandolo nel calice crea una leggera spuma che invoglia immediatamente e crea salivazione. Di color giallo dorato antico, risulta velato per via delle fecce fini che vanno a donargli profumo e struttura.

Il naso stupisce, inizialmente magari un po’ chiuso, ma basta attendere alcuni minuti per essere ripagati. Sentori agrumati, officinali di camomilla e salvia. L’intensità e la complessità in continua crescita aprono il profumo a sentori di miele amaro, pietra focaia e crosta di pane. Un naso intrigante anche per la sua intraducibilità di certi momenti. Invitante, antico, contadino.

In bocca è sapido, quasi salato, tannino presente (fermentazione in rosso anche per le uve a bacca bianca), ed una leggera pungenza data dalla Co2 ne aumenta ulteriormente la freschezza. Tuttavia risulta piacevolmente rotondo per via di un leggero residuo zuccherino e per il suo estratto, che rendono la bevuta snella, dinamica e dissetante. Interminabile poi in chiusura, lasciando in bocca fresca sapidita territoriale.

Ad ogni bicchiere versato aumenta l’intensità e la velatura del colore, aumentano ed evolvono i profumi al naso, ed infine in bocca grazie anche all’aumento della temperatura cresce di struttura e di piacevolezza. In alcuni tratti, senza spaventarsi, sia al naso che in bocca potrebbe ricordare alcune birre.

♥♥♥♥ e anche più.

domenica 5 febbraio 2012

Langhe Nebbiolo 2010 - Cascina delle Rose. Il carattere di un “Terroir”

Produttore: Cascina delle Rose
Denominazione: Lenghe Nebbiolo DOC
Vitigno: Nebbiolo 100%
Annata: 2010
Tit. Alcolometrico: 13,5% vol.
Prezzo:  <15 €
Url: www.cascinadellerose.it

È notte. Una bellissima nevicata ed un pacifico silenzio rendono speciale la serata. Quale migliore occasione per godersi in due un buon calice di vino?

Scelta facile, non avendo ancora assaggiato il nebbiolo 2010 di Cascina delle Rose, acquistato, tra l’altro, in questa occasione.

Partendo dal colore che al granato solo si avvicina, alla sua vivacità, dagli intensi profumi di fiori, di frutta, di spezie, (ne è davvero ricco), tutto rientra nella cerchia della freschezza e della gioventù del vino. In sorso è lo stesso, il tannino e l’acidità sono quelle del nebbiolo senza fronzoli, grintosi ma composti. Nessun passaggio in legno, nessuna alchimia, grandi attenzioni sia in vigna che in cantina. Un bicchiere di grande pulizia, finezza ed armonia. Soprattutto di franca riconoscibilità. Una bevuta che vuol essere così, immediata, che non ha bisogno di essere aspettata, qui non servono approfondimenti. Un nebbiolo da avere in cantina insomma!

Da questo assaggio vien da sé pensare a quanto sia evidente come il vitigno, il terreno ed il clima abbiano contribuito - grazie alle giuste scelte fatte dall’uomo ed ai limitati interventi in cantina poi - ad ottenere una materia prima, a mio parere, di grande qualità, integrità ed appunto, territorialità. Questo è il terroir di Cascina delle Rose, unico e riconoscibile in tutti i loro vini.

A cena finita ci si accorge pure che ne è rimasto ben poco nella bottiglia. Che bevibilità!
Che bella nevicata, che bella bevuta!

♥♥♥♥

giovedì 29 dicembre 2011

Vin Santo Occhio di Pernice 1997 - Avignonesi. Un’esperienza gusto-olfattiva unica!

Foto del 28/12/11

Ottenuto esclusivamente da uve selezionate di Prugnolo Gentile, (Sangiovese) appassite per circa sei mesi in un unico locale appositamente attrezzato.
Foto di una mia recente visita in azienda.
Dopo la pigiatura e successiva decantazione naurale, il mosto viene immesso direttamente in piccoli caratelli da 50 L. Qui fermenta, sosta ed evolve per ben dieci anni.
image
Foto di una mia recente visita in azienda.
Nessun controllo, nessun intervento, nessuna analisi. Il locale d’invecchiamento è un grande sottotetto esposto a luce, caldo d’estate e freddo d’inverno. Ossidazioni, sbalzi termici ed una sapiente attesa, queste sono le caratteristiche principali per l’invecchiamento dell’Occhio di Pernice di Avignonesi.
Foto del 28/12/11
Foto del 28/12/11


Per esaltarne i profumi è consigliabile servirlo (ne basta poco, davvero poco) in un grande bicchiere da Cognac.
Di color mogano antico, ha riflessi nobili e consistenza sciropposa. È una “bomba” di profumi, sensazioni mature, evolute, caramellate, antiche, ma nello stesso tempo dona fresca eleganza e pulizia. Sempre in evoluzione, intensità e consistenza girano a livelli massimi. L’assaggio è il ricordo di una calda e cremosa sensazione di rotondità ed equilibrio tra le parti, mai stucchevole, né pesante. Si ritrovano tutte le sensazioni olfattive stampate in bocca, che deglutendo persuadono e persistono per minuti e minuti ancora.
Un’esperienza gusto-olfattiva quasi unica nel suo genere, certamente cara, ma alla quale un vero appassionato non può sottrarsi.
♥♥♥♥♥
Con il ricordo di questa grande bottiglia auguro un felice DUEMILADODICI  a tutti!




mercoledì 28 dicembre 2011

Josko Gravner - Il ritorno all’anfora.


Alcuni giorni fa a Bologna si è svolta un’interessante degustazione organizzata dall’Onav. In sala il grande Josko Gravner in persona a raccontarsi e a presentare i suoi vini. Evento non da poco avere la sua presenza, essendo egli stesso molto schivo a questo tipo di situazioni.


 (Nella foto: le etichette in degustazione)

Per parlare di lui, la sua filosofia e la sua storia, un solo post non basterebbe. Ecco, comunque, brevemente come lavora.

Dal 2001 (primo in Italia) ha iniziato a usare le anfore per la fermentazione e macerazione dei vini.
In vigna: naturale. Solo rame e zolfo, lotta integrata, letame e sovescio.

Come vinifica: (vini bianchi) - dopo la vendemmia l’uva viene diraspata, pigiata e posta con le proprie vinacce nelle anfore per la fermentazione alcolica e malolattica, con ripetute follature giornaliere. Vi rimane successivamente per circa altri sei mesi. Sì, sei mesi di macerazione sulle bucce. Dopo di che il vino viene svinato e filtrato esclusivamente per decantazione. Segue un affinamento in botte grande, che dall’anata 2007, Josko ha intenzione di far arrivare a sette anni. Avete letto bene, sette anni di botte. L’unico additivo che usa è esclusivamente solforosa, in quantità minima. Al resto, pensa unicamente la natura.

In questo video è lui stesso a spiegarci i metodi di lavorazione che utilizza.


 (Nella foto: al centro Josko Gravner)

A narrare la sua storia ci sono altri 2 vecchi video risalenti al 2001 (grazie Luigi per avermeli fatti notare) presenti anche nel sito dell’azienda.

La prima parte - la seconda parte

Questa invece una sua frase che mi ha colpito:

“La concimazione per la terra è come la droga per l’uomo; prima ti da forza poi ti uccide.”  (Josko Gravner)


(Nella foto: la degustazione)

I vini della serata: Breg 2000 (fermentato in legno), 2002 e 2004 (fermentati in anfora) - Ribolla 2002, 2003 e 2005 (fermentati in anfora)
Come sono i suoi vini? Sicuramente non per bevitori occasionali, sono assaggi che spiazzano. Probabilmente in una degustazione alla cieca verrebbero penalizzati. Altri potrebbero non riuscire ad abbinarli. Un vino che divide, o ti piace, o non lo vuoi nemmeno vedere. A me, sicuramente sono piaciuti.

Non sono bottiglie queste, che possono essere degustate e descritte in modo “tradizionale”, un po’ del loro “essere” andrebbe irrimediabilmente perso. Hanno i colori di alcuni passiti, eppure è vino secco. In perenne evoluzione nel calice, sono tanti i sentori che ho colto col passar del tempo. Hanno un tannino netto, un problema per la scheda AIS, è vino bianco.

Il mio consiglio quindi, è di provarli. Sicuramente è un’esperienza, (non per tutti positiva), ma per un enoappassionato indubbiamente da farsi. Poi magari, mi farete sapere la vostra opinione.

Incuriositi?
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